La leggenda del Prosecco

La Leggenda del Prosecco

Tanti secoli orsono, in un ridente paesello dal nome non ben precisato, posto in una ridente zona collinare con panorami mozzafiato, ora zona Unesco, veniva coltivato un prestigioso vitigno, dal quale veniva prodotto un ottimo vino Prosecco.
Era consumato prevalentemente dagli stessi abitanti,

fatta eccezione per qualche conoscente dei paesi limitrofi.

In tanti ne abusavano nel consumo, dallo speziale al curato.
Allora come adesso, sappiamo che il prosecco è di una bontà unica.
Solo il sacrestano era astemio ed in previsione di un aumento di lavoro durante la festa patronale, contrariato per quello che stava succedendo e per quello che sarebbe potuto succedere,

ideò un singolare espediente.

Sperando nelle trame della provvidenza, si servì di una civetta entrata accidentalmente in chiesa.
Catturata, la rinchiuse nel tabernacolo.
Il buon curato, il giorno stesso, riponendo l’ostia dopo il rito della comunione, nell’aprire il tabernacolo vide due grandi occhi spalancati che lo fissavano,

spaventato corse al pulpito e balbettando disse:

“Cari fedeli, oggi abbiamo ricevuto un forte segnale dal Padre Eterno in persona, che mi ha fissato, guardandomi con due occhi spalancati…
Forse è giunto il momento in cui dobbiamo bere tutti un po’ di meno, dedicandoci al commercio del nostro prezioso nettare!”
In seguito a questo commento del curato, incominciò la fortuna commerciale di un vino ora di nomea internazionale.
Ogni anno vengono stappate milioni di bottiglie per brindare in ogni circostanza.

Brano di Dino De Lucchi
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Revisione del racconto a cura di Michele Bruno Salerno
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