Il miglior ritratto della Pace

Il miglior ritratto della Pace

Una volta un re propose di dare un premio a quell’artista che avesse dipinto il miglior ritratto della Pace.
Molti artisti tentarono.
Il re guardò tutti i ritratti, ma ce ne erano, secondo lui, solamente due che realmente fossero degni di essere premiati e che bisognava scegliere tra questi.

Un ritratto rappresentava un lago calmo.

Il lago era un specchio perfetto dove si rispecchiavano montagne torreggianti tutte d’intorno.
C’era un meraviglioso cielo azzurro con nuvole bianche come la lana.
Tutti, vedendo questo ritratto, pensavano che fosse perfetto per rappresentare la Pace.
Nell’altro ritratto vi erano montagne, ma erano accidentate e spoglie.
Sopra c’era un cielo adirato e perturbato come se stesse per scatenarsi la più tremenda perturbazione atmosferica,

piena di lampi e fulmini.

In basso, da un lato della montagna, c’era una cascata che spumeggiava.
Sembrava un quadro che non offrisse alcun appiglio al tema della Pace.
Ma quando il re guardò da vicino, vide, dietro la cascata, un piccolo cespuglio che cresceva in una fessura nella pietra.
Nel cespuglio un uccello mamma aveva costruito il suo nido.
Là, nel mezzo del cespuglio di quell’acqua effervescente, stava accoccolata quella femmina di uccello dentro il suo nido e in pace perfetta.

Quale ritratto vinse il premio?

Il re scelse il secondo.
“Perché,” spiegò il re, “la Pace non vuole dire essere in un luogo dove non c’è nessun rumore, nessuna preoccupazione, nessun cuore spezzato, nessun lavoro duro.
La pace vuole dire essere nel mezzo a tutte quelle cose e rimanere ancora calmi nel proprio cuore.
Questo è il vero significato della pace.”

Brano senza Autore, tratto dal Web

Lettera di un preside ai genitori

Lettera di un preside ai genitori

Gli esami dei vostri figli stanno per iniziare, so che sperate che i vostri figli vadano bene.
Ma per favore ricordatevi che tra gli studenti che siederanno per fare gli esami c’è un artista che non capisce la matematica,

c’è un imprenditore a cui non interessa la storia,

c’è un musicista i cui voti in chimica non saranno importanti, c’è una persona sportiva il cui allenamento è più importante della fisica.
Se tuo figlio andrà bene sarà un’ottima cosa, ma se lui o lei non lo faranno, per favore non privarli della loro fiducia e della loro dignità.

Digli che non fa niente, che è solo un esame.

Potranno fare cose molto più grandi nella loro vita.
Digli che non importa quali saranno i loro voti, li amerai lo stesso senza giudicarli.
Comportatevi così per favore.

E quando lo farete, ammirerete i vostri figli conquistare il mondo.

Un esame od un brutto voto non gli porteranno via i loro sogni ed il loro talento.
Per favore, non pensate che dottori ed ingegneri siano le uniche persone felici al mondo.
Cordiali saluti, il preside”.

Brano senza Autore, tratto dal Web

Il ritratto del Re

Il ritratto del Re

Un giorno il Gran Re di Persia bandì un concorso fra tutti gli artisti del suo vasto impero.
Una somma enorme sarebbe andata in premio a chi fosse riuscito a fare il ritratto più somigliante del Re.
Giunse per primo Manday l’indù, con meravigliosi colori di cui lui solo conosceva il segreto; quindi Aznavor l’armeno, portando una creta speciale; poi Wokiti l’egiziano, con scalpelli e ceselli mai visti e bellissimi blocchi di marmo.

Infine, per ultimo, si presentò Stratos il greco, munito soltanto di un sacchetto di polvere.

I dignitari di corte si mostrarono indispettiti per l’esiguità del materiale portato da Stratos il greco.
Gli altri artisti sogghignavano:
“Che cosa può fare il greco con quel misero sacchetto di polvere?”
Tutti i partecipanti al concorso furono rinchiusi per varie settimane nelle sale del palazzo reale.

Una sala per ogni artista.

Nel giorno stabilito, il Re cominciò a esaminare le opere degli artisti.
Ammirò i meravigliosi dipinti dell’indù, i modelli in creta colorata dell’armeno e le statue dell’egiziano.
Poi entrò nella sala riservata a Stratos il greco.

Sembrava che non avesse fatto niente:

con la sua polvere minuta, si era limitato a smerigliare, levigare e lucidare la parete di marmo della sala.
Quando il Re entrò poté contemplare la sua immagine perfettamente riflessa.
Naturalmente, Stratos vinse il concorso.
Solo uno specchio poteva soddisfare pienamente il Re.

Brano senza Autore, tratto dal Web

Il pittore e l’ubriaco

Il pittore e l’ubriaco

Sperando di lavorare per qualche giorno, un pittore ambulante di ritratti sostò in una piccola città.
Uno dei suoi primi clienti fu un ubriaco il quale,

nonostante la sua faccia sporca, la barba lunga e gli abiti inzaccherati,

si sedette con tutta la dignità di cui era capace per farsi fare il ritratto.
L’artista impiegò più del solito per realizzare il suo lavoro, quando ebbe finito, alzò il ritratto dal cavalletto e lo mostrò all’uomo.

“Questo non sono io!”

balbettò l’ubriaco sorpreso mentre guardava l’uomo sorridente e ben vestito del ritratto.
L’artista, che aveva guardato oltre l’esteriore e aveva visto la bellezza interiore dell’uomo, disse pensoso:
“Ma questo è l’uomo che potresti essere!”

Brano di Paul Wharton

L’esperto di quadri

L’esperto di quadri

C’era una volta un vecchietto che aveva un grave problema di miopia.
Nonostante il suo handicap era un esperto nel valutare le opere d’arte e di questo si vantava.

Un giorno visitò il Louvre di Parigi con la moglie ed alcuni amici,

ma nell’entrare inciampò e gli si ruppero gli occhiali.
Dopo l’incidente non sarebbe riuscito a vedere in modo nitido i quadri e il loro soggetto.
Questo però non gli impedì di manifestare le sue vantate competenze.

Appena entrarono nel primo salone,

il vecchietto cominciò a criticare i vari quadri in esposizione.
Fermandosi davanti a quello che pensava fosse il ritratto di un corpo intero, iniziò a sproloquiare e con aria di superiorità disse:
“La cornice è assolutamente inadeguata all’immagine.
L’uomo è vestito in modo molto ordinario e trascurato.
L’artista ha commesso un errore imperdonabile, scegliendo un soggetto così volgare e sporco per quel ritratto.

È una mancanza di rispetto verso i visitatori.”

Il vecchietto continuò il suo chiacchiericcio senza smettere, fin quando sua moglie riuscì a giungere fino a lui discretamente.
All’orecchio gli disse a bassa voce:
“Mio caro, stai guardando uno specchio.”

Brano senza Autore, tratto dal Web

Il valore del figlio


Il valore del figlio

Un uomo benestante americano e suo figlio, amavano collezionare rare opere d’arte, possedevano di tutto nella loro collezione, da Picasso a Raffaello.
Spesso si sedevano insieme ad ammirare le grandi opere che possedevano, finché arrivò la guerra del Vietnam ed il figlio dovette partire.
Fu un soldato molto coraggioso e morì in battaglia mentre salvava uno dei suoi compagni.
Il padre fu informato della sua morte e una profonda tristezza lo colse, poiché era l’unico figlio che aveva.
Circa un mese più tardi, qualcuno bussò alla porta….
Un giovane, in piedi all’entrata con un gran pacco tra le mani, disse:
“Signore, voi non mi conosce ma io son il soldato per cui vostro figlio ha dato la vita.
Spesso mi parlava di voi e del vostro comune amore per l’arte.”
Il giovane uomo mostrò il pacco:
“So che non è molto, non sono un grande artista, ma penso che vostro figlio avrebbe voluto averlo.”
Il padre aprì il pacco, era un ritratto di suo figlio, che il ragazzo aveva fatto.
Il padre ringraziò il giovane e si offrì di pagare il quadro.

“Oh no, Signore!

Non potrò mai ripagare quello che vostro figlio ha fatto per me.
Questo è un dono.”
L’anziano signore abbracciò il ritratto.
Ogni volta che i visitatori venivano a casa sua, prima di mostrare loro qualsiasi altra opera d’arte della sua collezione, li portava a vedere il ritratto di suo figlio.
L’uomo morì pochi mesi dopo.
Ci fu una grande asta per i suoi dipinti.
Vennero molte persone influenti, entusiaste di vedere i grandi quadri ed avere l’opportunità di possederne qualcuno per le loro collezioni.
Sulla piattaforma fu messo il ritratto del figlio.
Il banditore batté il martelletto:
“Cominceremo le offerte con questo dipinto del figlio.
Qualcuno offre per questo quadro?”

Ci fu silenzio.

Poi una voce dal fondo della sala gridò:
“Vogliamo vedere i famosi dipinti… quello saltalo!”
Ma il banditore insistette:
“Qualcuno vorrebbe offrire per questo dipinto?”
Chi comincerà le offerte?
Cento dollari?
Duecento dollari”
Il banditore continuò:
“Il figlio! Il figlio!

Chi prende il figlio?”

Finalmente, giunse una voce dalla parte più lontana della sala; era il vecchio giardiniere che da sempre aveva lavorato per l’uomo e per il figlio.
“Io offro dieci dollari per il quadro!”
Essendo povero, era tutto ciò che poteva offrire.
“Abbiamo dieci dollari, chi offre di più?”
La folla si arrabbiò veramente, non voleva il dipinto del figlio.
Il banditore batté il suo martelletto:
“Dieci dollari e uno, dieci dollari e due, dieci dollari e tre…

Aggiudicato per dieci dollari!”

Un uomo seduto nella seconda fila gridò:
“Ah, adesso proseguiamo con la collezione!”
Il banditore poggiò il martelletto:
“Mi dispiace, l’asta è conclusa!”
“Cosa ne è del resto dei quadri?” chiese un altro.
“Mi dispiace, ma quando fui chiamato per condurre l’asta, mi fu parlato di una stipulazione segreta riguardante il testamento e non mi è stato permesso di rivelarla fino a questo momento.
Solo il dipinto del figlio sarebbe stato messo all’asta; chiunque l’avesse comprato, avrebbe ereditato l’intero patrimonio, incluso i dipinti.
L’uomo che ha preso il figlio, ha preso tutto!”

Brano senza Autore, tratto dal Web

I tarassachi


I tarassachi

Un uomo decise i curare il praticello davanti alla sua casa, per farne un perfetto tappeto all’inglese.
Era quasi riuscito nel suo intento, quando una primavera scoprì che nel suo prato erano nati alcuni tarassachi, dai brillanti fiori gialli.
Si precipitò a sradicarli, ma il giorno dopo, altri fiori gialli spiccavano nel verde prato.
Comprò un veleno per distruggerli, ma niente da fare…

Da quel momento la sua vita divenne una lotta contro i tenaci fiori gialli, che ad ogni primavera diventavano più numerosi.
“Che posso fare ancora?” chiese scoraggiato alla moglie.
“Perché non provi ad amarli?” gli rispose tranquilla la moglie.
L’uomo ci pensò un po’, e decise di mettere in pratica il consiglio ricevuto.
Dopo un po’ di tempo ai suoi occhi quei brillanti fiori gialli gli sembravano un tocco d’artista nel verde smeraldo del suo prato.
Da allora vive felice.

Quante persone ci irritano
Perché non proviamo ad amarle?
Staremo sicuramente meglio, amare è la migliore medicina.

Brano senza Autore, tratto dal Web