La cattedrale con magnifiche vetrate

La cattedrale con magnifiche vetrate

C’è una cattedrale con magnifiche vetrate!
Una di esse, in particolare, attira l’attenzione per la sua singolare bellezza ed i giochi di luce.

Ecco la sua storia:

Durante la costruzione della cattedrale il maestro e gli artigiani più bravi lavoravano in laboratori allestiti all’interno del cantiere.
Un mattino, al maestro si presentò un giovane forestiero che portava alla cintura gli arnesi da artigiano.
“Ho già gli operai e gli scultori che mi servono!” disse il maestro ed indicò, sgarbatamente, la porta d’uscita allo straniero.
“Non chiedo di lavorare le pietre!” disse lo sconosciuto.
“Mi piacerebbe soltanto realizzare una vetrata, come prova, senza alcun impegno o spesa da parte vostra!”
Il maestro accettò e concesse al giovane una vecchia “baracca” inutilizzata accanto alla discarica del cantiere.

Nei mesi seguenti nessuno gli badò.

Il giovane lavorava nella sua “baracca” silenzioso ed alacre!
E venne il giorno in cui portò fuori la sua opera segreta.
Era una vetrata di incredibile splendore, con colori luminosi che nessuno aveva mai visto prima.
Senza dubbio più incantevole di tutte le altre vetrate della cattedrale!
La fama della stupenda vetrata si sparse e cominciò ad arrivare gente, da vicino e da lontano, per ammirarla.
“Dove hai preso tutti questi meravigliosi pezzi di vetro così brillanti e luminosi?” chiedevano, sorpresi ed eccitati allo stesso tempo, i maestri artigiani.

E lo straniero rispose:

“Oh, ho trovato frammenti qua e là, dove lavoravano gli operai!
Questa vetrata è fatta con i pezzi scartati da altri come inutili!” (Racconto per Pasqua)

Brano senza Autore

Una colazione da principe

Una colazione da principe

Diversi anni fa, quando non era all’ordine del giorno spostarsi e conseguentemente non era semplice incontrarsi, conobbi mia moglie.
Lei era di Padova mentre io abitavo in provincia di Treviso.
Ci incontrammo, casualmente, poiché entrambi frequentavamo l’associazione CVS (Centro Volontari Sofferenza) che, per statuto, promuove e promuoveva la spiritualità dei malati.
Decidemmo di fare il viaggio di nozze, nel lontano 1984, in una casa per esercizi spirituali nel comune di Re, nella Val Vigezzo, ai confini del Piemonte ed a ridosso della Svizzera, per servire come volontari i disabili.

Io pulivo le camere al mattino e mia moglie serviva a tavola duranti i pasti.

Proprio in quei giorni, venne a mancare Monsignor Luigi Novarese, carismatico fondatore dell’associazione e, i sacerdoti preposti, volarono a Roma per il funerale, raccomandandoci di essere gioiosi, poiché il cielo aveva accolto un nuovo angelo.
Anni dopo, infatti, fu beatificato.
Seguendo le istruzioni, passammo da un silenzio solenne e meditativo ad un approccio diverso, creando più interazioni tra i vari partecipanti.
Trovammo tutti beneficio, ricevendo più di quello che avevamo donato.

Qualche giorno dopo rientrammo a casa, stanchi ma felici.

Essendo arrivati a tarda ora con l’autobus, non riuscimmo ad andare a fare spesa.
La mattina dopo, non appena ci svegliammo, proposi a mia moglie di andare a fare colazione al bar, ma lei mi disse:
“Non preoccuparti, mio principe, ci penso io.
Ad una sola condizione:
ti dovrai alzare solamente quando ti chiamerò io!”
Rimasi, quindi, in camera.

Udivo, però, uno strano ed insistente sbattere.

Il suono proveniva dalla cucina ma non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.
Alla fine mia moglie mi chiamò per la colazione e con mia sorpresa trovai le fette biscottate imburrate.
Sopra ogni fetta biscottata aveva disegnato un cuore con lo zucchero di canna.
Rimasi sì sorpreso, ma anche perplesso, poiché la sera prima non avevamo burro in casa, e le chiesi come avesse fatto.
Mia moglie mi spiegò che il continuo sbattere che avevo udito, era stato provocato dal fiasco usato per fare il burro in casa.
Fece il burro con la panna ed il latte presenti in casa, con la tecnica dello sbattere, che sua nonna le aveva insegnato.
Mi sentii, in quella circostanza, veramente un principe fortunato e mai colazione fu così buona e gradita.

Brano di Dino De Lucchi
© Ogni diritto sul presente lavoro è riservato all’autore, ai sensi della normativa vigente.
Revisione del racconto a cura di Michele Bruno Salerno

Un vigile mitico

Un vigile mitico

Tanti anni fa chi ritornava in pianura dalle Dolomiti, soprattutto di domenica sul far della sera, si trovava incolonnato in una lunga coda di macchine.
Questo accadeva prima che venisse costruita una super strada di svincolo, ad un incrocio con semaforo, proprio al centro abitato del noto comune trevigiano di Cornuda.
Il super traffico era smistato da un vigile noto e stimato per essere ligio e inflessibile nel svolgere il suo lavoro,

tanto da aver multato sua moglie per avere troppe borse della spesa sul manubrio della bicicletta.

Ad ogni infrazione amava sciorinare i vari articoli con i comma del codice della strada che per lui rappresentavano la Bibbia.
Una domenica sera, in cui vi era tantissimo traffico con andamento a passo d’uomo, una macchina blu targata Roma, sorpassando altre vetture, ignorò volutamente il semaforo rosso.
Il nostro vigile con uno scatto si mise davanti all’auto e, con fischietto e paletta, fermò la vettura.
Il conducente era un noto politico locale che, abbassando il finestrino, disse seccato:

“Lei non sa chi sono io!

Vuole che le dica i miei incarichi e le mie onorificenze?
La consiglio di lasciarmi andare se non vuole grane!”
Il vigile pronto, e per niente intimorito, rispose:
“Io so chi è lei, visto che ho anche votato (per lei), ma in questo caso quando soffio io (disse in verità “subio” in dialetto Veneto) fischia la legge ed è meglio che con patente e libretto accosti e paghi l’infrazione.

I presenti, che stupiti assistettero alla scena,

applaudirono fragorosamente il vigile e gridarono “Bravo!”
Il suo gesto divenne leggendario e fu ricordato soprattutto quando scoppiò Tangentopoli!
Prima dei giudici di Mani Pulite, l’onorevole in questione fu fermato e sanzionato da un vigile che era imparziale con tutti in nome della democratica legge.
Il vigile si chiamava Nazareno Botega e non deve essere come l’Innominato del Manzoni ma bensì citato e ricordato con il suo nome a futura memoria.

Brano di Dino De Lucchi
© Ogni diritto sul presente lavoro è riservato all’autore, ai sensi della normativa vigente.
Revisione del racconto a cura di Michele Bruno Salerno

Le caramelle in una mano

Le caramelle in una mano

Un bambino aveva fatto la spesa per la mamma.
Era stato preciso ed attento.
Il droghiere, per premiarlo, prese da uno scaffale una grossa scatola di caramelle, la aprì e la presentò al bambino:

“Prendi, piccolo!”

Il bambino prese una caramella, ma il droghiere lo incoraggiò:
“Prendi tutte quelle che stanno in mano!”
Il bambino lo guardò con i suoi grandi occhi e gli disse:

“Oh… allora, prendile tu per me!”

“Perché?” domandò il droghiere.
“Perché tu hai la mano più grande!” rispose il bambino.

Brano tratto dal libro “Cerchi nell’acqua.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi.

La lista della spesa e la preghiera

La lista della spesa e la preghiera

Una donna infagottata in abiti fuori misura entrò nel negozio di alimentari.
Si avvicinò al gestore del negozio e, umilmente a voce bassa, gli chiese se potesse avere una certa quantità di alimenti a credito.
Gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva più lavorare e i loro quattro figli avevano bisogno di cibo.
L’uomo sbuffò e le intimò di togliersi dai piedi.

Dolorosamente la donna supplicò:

“Per favore signore!
Le porterò il denaro più in fretta che posso!”
Il padrone del negozio ribadì duramente che lui non faceva credito e che lei poteva andare in un altro negozio nel quartiere.
Un cliente che aveva assistito alla scena si avvicinò al padrone e gli chiese di tentare almeno di accontentare la povera donna.
Il droghiere con voce riluttante, chiese alla donna:
“Hai una lista della spesa?”

Con un filo di speranza nella voce, la donna rispose:

“Sì, signore!”
“Bene,” disse l’uomo, “Metta la sua lista sulla bilancia.
Le darò tanta merce quanto pesa la sua lista.”
La donna esitò un attimo con la testa china, estrasse dalla borsa un pezzo di carta e scarabocchiò qualcosa in fretta, poi posò il foglietto con cautela su un piatto della bilancia, sempre a testa bassa.
Gli occhi del droghiere e del cliente si dilatarono per la meraviglia quando videro il piatto della bilancia abbassarsi di colpo e rimanere abbassato.
Il droghiere fissando la bilancia, brontolò:
“È incredibile!”
Il cliente sorrise e il droghiere cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull’altro piatto della bilancia.
Sbatteva sul piatto scatole e lattine, ma la bilancia non si muoveva.
Così continuò e continuò, con una smorfia di disgusto sempre più marcata.
Alla fine afferrò il foglietto di carta e lo fissò, livido e confuso.

Non era una lista della spesa.

Era una preghiera:
“Mio Dio, tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno:
metto tutto nelle tue mani.”
Il droghiere consegnò alla donna tutto ciò che le serviva, in un silenzio imbarazzato.
La donna ringraziò e lasciò il negozio.

Brano tratto dal libro “Ma noi abbiamo le ali.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi.

Elena, la gentilezza ed il sorriso

Elena, la gentilezza ed il sorriso

Un giorno Elena uscì da casa talmente di fretta che si dimenticò di prendere con se la gentilezza, la cosa che invece prese fu il sorriso; quindi andò a lavoro e sorrise per tutto il giorno, ma il sorriso non le impedì di essere poco gentile con la cliente che le chiese un consiglio per un regalo alla nonna.
Elena: “Se è per sua nonna può regalarle un profumo di una fragranza qualsiasi, sono certa che non farà alcuna differenza.”
E il sorriso non le impedì di prendere l’unico posto libero sull’autobus mentre restava in piedi una donna con in braccio il suo bambino.
E ancora, sempre con il sorriso, ignorò una signora anziana in coda dopo di lei al supermercato che doveva pagare solo il latte,

mentre lei aveva una spesa chilometrica.

Il giorno dopo uscendo sempre di corsa, prese per prima la gentilezza, ma non fece in tempo a prendere il sorriso per paura di perdere l’autobus.
Arrivata a lavoro si trovò davanti una signora di una certa età, che la guardava corrucciata.
Vicino a lei c’era la nipote che il giorno prima era venuta a comprarle un regalo.
Signora: “Volevo farle sapere, cara la mia “commessa del mese”, che non mi piacciono tutte le fragranze, ma solo quelle a base di agrumi e siamo venute per cambiare il regalo.”
Elena divenne rossa e si sentì dispiaciutissima, ma oggi aveva la gentilezza ed era certa che in qualche modo avrebbe rimediato.
Elena: “Mi dispiace moltissimo, sono stata davvero maleducata ieri.

Non ho davvero scuse.

Le faccio vedere subito tutte le nuove fragranze a base di agrumi che ci sono arrivate nell’ultimo mese.”
La Signora corrucciata, improvvisamente cambiò espressione e sorrise.
A sua volta Elena sorrise.
Ma come poteva essere se aveva lasciato il sorriso a casa?
Tornando a casa, in autobus aveva ceduto il posto a un signore con il bastone il quale le aveva sorriso ringraziandola e lei aveva risposto con un sorriso, ancora una volta.
Poi andò al supermercato perché il giorno prima aveva dimenticato di comprare il lievito per fare una torta e mentre era in fila, il Signore davanti a lei, con una spesa chilometrica, le disse che, qualora avesse voluto, sarebbe potuta passare avanti, e sorrise ancora.

Quel giorno Elena imparò che il sorriso da solo non bastava.

Non basta se non è sincero e se non c’è in esso gentilezza.
Invece la gentilezza da sola può far nascere il sorriso.
Se ci pensate bene anche la gentilezza può essere contagiosa, ma bisogna fare il primo passo, se facessimo tutti così il mondo forse potrebbe essere migliore.
Il mondo siamo noi.
Elena, oggi, lo sa.

Brano di Patrizia Sgura