L’aquila e l’usignolo

L’aquila e l’usignolo

L’aquila, regina degli uccelli, sentiva da tempo magnificare le grandi qualità dell’usignolo.
Da brava sovrana, volle rendersi conto se quanto si diceva era vero e, per sincerarsene, mandò a controllare due dei suoi funzionari:

il pavone e l’allodola.

Avrebbero dovuto valutare la bellezza delle piume e il canto dell’usignolo.
I due adempirono la loro missione e tornarono dall’aquila.

Il pavone riferì per primo:

“L’usignolo ha una livrea così modesta da rasentare il ridicolo:
questo fatto mi ha talmente infastidito, che non ho prestato la minima attenzione al suo canto!”

L’allodola disse:

“La voce dell’usignolo mi ha letteralmente incantato, tanto che mi sono completamente scordato di badare al suo vestito!”

Brano tratto dal libro “Il canto del grillo.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi.

Le ali ai progetti di oggi

Le ali ai progetti di oggi

Un giorno i tre grandi agenti del Tempo:
il Passato, il Presente e il Futuro discutevano sull’importanza della loro presenza nella vita degli uomini e delle donne di ogni epoca.

“Io resto sempre nella memoria della gente,”

diceva il Passato, “e ne alimento i ricordi e le emozioni!”
“Io,” intervenne il Presente, “aiuto le persone a discernere e a valutare le esperienze fatte con te, così che possono programmare saggiamente e con meno errori il loro avvenire!”
“E tu, cosa dici di te?” domandò il Tempo rivolto al Futuro che era rimasto in silenzio.

E questi rispose:

“Io sono il domani che dà le ali ai progetti di oggi.”
Ognuno ha un ruolo da svolgere nella vita.
È importante, però, che sia utile a sé e agli altri.

Brano senza Autore.

I supereroi

I supereroi

Diversi anni fa, poco più che adolescente, mio padre mi chiese di andare a verificare una nostra proprietà.
Si trattava di raggiungere un bosco, posto in cima ad una amena collina, facente parte del corollario dell’Asolano, per verificare e valutare di quanta legna da ardere avremmo potuto disporre in quel momento.

Accettai di buon grado,

sia per la fiducia che mio padre aveva riposto in me sia perché due giorni prima aveva nevicato, nonostante fosse iniziata la primavera da qualche giorno.
Calpestare per primo il sentiero immacolato mi dava un piacere immenso, essendo innamorato della natura, soprattutto se incontaminata.
Arrivato in cima ed avvolto da quel silenzio ovattato, mentre stavo contemplando il paesaggio circostante con all’orizzonte il monte Grappa ed il fiume Piave, intravidi il mio paesello innevato.
Caddi come in estasi per le troppe cose belle che mi ritrovai davanti agli occhi.
Fui riportato alla realtà in maniera traumatica.
Sentì sulla schiena un corpo contundente ed una voce, contemporaneamente, gridare:

“Mani in alto!”

Mi spaventai tantissimo, al punto che temetti per il mio cuore.
Voltandomi vidi il guardiacaccia sogghignare nel puntarmi contro il suo fucile.
Vedendomi pallido e tremante cambiò atteggiamento e si scusò, spiegandomi che pensava fossi un bracconiere, andato a piazzare le trappole per le volpi.
Nei mesi seguenti questo trauma mi segnò a lungo e lo volli superare alla mia maniera, facendo lo stesso percorso in una calda notte d’estate.
Mentre stavo percorrendo il sentiero per raggiungere il nostro bosco, mi sentivo orgoglioso di me stesso perché incurante del buio e degli animali notturni che andavo a disturbare.
Non mi agitavo neanche per gli strani rumori che popolavano il bosco finché, ad un certo punto, qualcosa mi urtò la schiena e, istintivamente, alzai le mani, memore della passata esperienza, ma non parlò nessuno.

Mi voltai lentamente,

nuovamente tutto tremante con il cuore alla gola e capii che era solo un ramo secco che si era impigliato nel mio giubbotto.
Imparai a mie spese la lezione che con il bosco non si fanno sfide.
Non bisogna andare da soli, soprattutto di notte, ne fare gli eroi fuori luogo, anche perché andai senza avvisare nessuno.
Il vero coraggio va dimostrato semmai in altri modi e luoghi.

A distanza di anni, con l’arrivo della primavera, ci ritroviamo a dover combattere contro un nemico invisibile, il coronavirus.
Ed i veri eroi ed i supereroi, pieni di coraggio, in questo particolare e delicato momento per l’Italia, sono medici ed infermieri, oltre a tutte le forze dell’ordine.

Brano di Dino De Lucchi
© Ogni diritto sul presente lavoro è riservato all’autore, ai sensi della normativa vigente.
Revisione del racconto a cura di Michele Bruno Salerno

La leggenda dei Fichi del Papa

La leggenda dei Fichi del Papa

Una leggenda narra che ad una delegazione di cittadini di Castelli di Monfumo, dovendosi recare in pellegrinaggio a Roma, venne offerta la possibilità di essere accolti dal Papa, in via straordinaria e in udienza privata,
Gli abitanti di questa piccola frazione in provincia di Treviso erano considerati laboriosi e devoti.

I preparativi per questo evento furono intensi.

Dopo lunghe riflessioni pensarono di portare al Papa, come dono più significativo della loro terra, i bellissimi fichi fioroni.
Il giorno dell’udienza gli inservienti del papa, nell’aprire l’involucro che conservava i fichi, constatarono che erano marci ed emanavano un cattivo odore.
Di conseguenza cacciarono i Castellani in malo modo, umiliandoli.
Il Papa, che era un sant’uomo, li richiamò dopo essere stato informato dell’accaduto.

Disse loro:

“Vi ringrazio e vi lodo per quello che volevate donarmi.
Nelle vostre intenzioni volevate offrirmi il frutto più dolce della vostra terra.
Per imparare a giudicare come San Pietro, sto iniziando a valutare anche i propositi e per questa ragione concedo, come premio, a tutto il paese l’indulgenza plenaria dei vostri peccati.”
Tornati a casa chiamarono la varietà in questione i Fichi del Papa e nei ristoranti del luogo, durante la stagione estiva, vengono serviti come tali.

Brano di Dino De Lucchi
© Ogni diritto sul presente lavoro è riservato all’autore, ai sensi della normativa vigente.
Revisione del racconto a cura di Michele Bruno Salerno

L’esperto di quadri

L’esperto di quadri

C’era una volta un vecchietto che aveva un grave problema di miopia.
Nonostante il suo handicap era un esperto nel valutare le opere d’arte e di questo si vantava.

Un giorno visitò il Louvre di Parigi con la moglie ed alcuni amici,

ma nell’entrare inciampò e gli si ruppero gli occhiali.
Dopo l’incidente non sarebbe riuscito a vedere in modo nitido i quadri e il loro soggetto.
Questo però non gli impedì di manifestare le sue vantate competenze.

Appena entrarono nel primo salone,

il vecchietto cominciò a criticare i vari quadri in esposizione.
Fermandosi davanti a quello che pensava fosse il ritratto di un corpo intero, iniziò a sproloquiare e con aria di superiorità disse:
“La cornice è assolutamente inadeguata all’immagine.
L’uomo è vestito in modo molto ordinario e trascurato.
L’artista ha commesso un errore imperdonabile, scegliendo un soggetto così volgare e sporco per quel ritratto.

È una mancanza di rispetto verso i visitatori.”

Il vecchietto continuò il suo chiacchiericcio senza smettere, fin quando sua moglie riuscì a giungere fino a lui discretamente.
All’orecchio gli disse a bassa voce:
“Mio caro, stai guardando uno specchio.”

Brano senza Autore, tratto dal Web