Le sette giare ed il barbiere


Le sette giare ed il barbiere

Molti anni fa c’era un barbiere.
Era il barbiere del re.
Egli viveva in una piccola casetta con la moglie.
Non erano ricchi, ma non erano neppure poveri.
Ogni mese il re gli pagava le sue prestazioni e con quel denaro acquistavano tutto quello di cui avevano bisogno.
Tuttavia, il barbiere non era felice.
Egli voleva diventare ricco.
“Risparmia più soldi che puoi!” diceva alla moglie.
“Tu devi avere più monili d’oro.
Quando avremo risparmiato abbastanza, ti comprerò una bella collana.
Voglio che tu sembri la moglie di un uomo ricco!”
Così i due risparmiarono quanto più soldi potevano.
Quando ne ebbero a sufficienza, andarono insieme dall’orefice e acquistarono una collana d’oro.
La donna era monto compiaciuta.
“Adesso cominci a sembrare la moglie di un uomo ricco.” le disse il barbiere.
Ma il barbiere non era ancora soddisfatto.

Egli desiderava possedere più oro.

Una sera fece una passeggiata nel bosco vicino a casa.
Si sedette sotto un albero, e come al solito, cominciò a pensare all’oro.
“Vorrei possedere più oro!” diceva fra sé.
In quell’istante sentì una voce.
Sembrava provenire dalla cima dell’albero.
“Barbiere, barbiere!” chiamò la voce.
“Vuoi diventare ricco?
Vuoi dell’oro?”
“Sì, sì!” urlò il barbiere.
“È così!
Voglio diventare ricco!
Voglio dell’oro!”
“Quanto oro vuoi?” chiese la voce.
“Vanno bene sette giare d’oro?”
“Sì, sì!” urlò il barbiere.
“Sette giare vanno bene!
Voglio sette giare d’oro!”

“Va bene.” replicò la voce.

“Vai a casa barbiere, troverai le sette giare che ti aspettano!”
L’uomo saltò in piedi e corse a casa.
“Sarà vero?” si chiedeva.
“Forse stavo solo sognando.
Sette giare d’oro.
Ma pensaci!”
Il barbiere correva verso casa.
“Moglie, moglie!” chiamò, appena giunse alla casetta.
La donna si affrettò verso la porta.
Sorrideva felice.
“Moglie, hai visto qualcosa?” le chiese.
“Vieni a vedere!” lei rispose.
Lo accompagnò nella stanza.
Sì, sul pavimento c’erano sette giare!
“Sai cosa c’è nelle giare, moglie?” le chiese.
“Oro, mio caro.
Oro!
Ora ti faccio vedere!”
Il barbiere prese la prima giara e sollevò il coperchio.

Era pieno d’oro.

“Vedi moglie?” esclamò il barbiere.
“Ora siamo ricchi.
Abbiamo sette giare piene d’oro!”
Sentendosi felice ed eccitato il barbiere cominciò a ballare per la stanza.
Sua moglie, seduta sul pavimento, cominciò a sollevare i coperchi delle giare, una per una, per vedere l’oro che vi era contenuto.
“Uno, due, tre, quattro, cinque, sei… ” contava mentre apriva i coperchi.
“Sono piene d’oro… Che meraviglia!”
Quando aprì la settima giara, emise un’esclamazione di sorpresa.
L’ultima giara era mezza vuota.
“Questa è mezza vuota!” esclamò.
“Cosa?” esclamò il barbiere.
“Come mai questa giara è mezza vuota?”
Il barbiere e la moglie osservavano tristemente le sette giare.
“Bene, bene, non si può far nulla, credo!” disse il barbiere alla fine.
“Ma perché dovremmo tenerla mezza vuota, moglie?
Riempiamola, così sarà come le altre!”
“Riempirla?” disse sua moglie.

“Con cosa la riempiremo?”

“Come, con dell’oro, naturalmente!” rispose il barbiere.
“Dove troveremo abbastanza oro?” ella replicò.
“Bene, risparmieremo di più!” disse il marito.
“E inoltre ci sono i tuoi monili d’oro.
Potremo cominciare con quelli.
Chiederò all’orefice di fonderli nuovamente.
Così potremmo mettere l’oro nella giara.”
“Ma, marito,” ella obbiettò, “dicevi che volevi che sembrassi la moglie di un uomo ricco!”
“Sei una stupida!” replicò il barbiere.
“È vero che i ricchi danno alle loro moglie dei gioielli la indossare, ma questi non sono dei ricconi.
Quelli veramente ricchi tengono il loro oro in giare, proprio come queste.
Quando avremo sette orci pieni d’oro saremo ricchissimi!”
Il barbiere portò i gioielli della moglie dall’orefice.
Questi li fuse in lingotti ed il barbiere li ripose nella settima giara.
Tuttavia la giara non era completamente piena.
“Non spendere così tanti soldi, donna.” le diceva il barbiere.
“Mangiamo troppo.

Compra meno cibo.

Così risparmieremo più denaro!”
La coppia cominciò a mangiare sempre di meno.
Entrambi diventarono magri.
Il re si accorse che il suo barbiere era diventato molto magro e sembrava sempre preoccupato.
“Qual è il tuo problema, barbiere?” un giorno gli chiese il re.
“Perché in questi giorni sei sempre così triste?
Sei anche molto dimagrito.
Sei malato?”
“No, no, vostra maestà!” replicò il barbiere “Non sono malato.
Sono preoccupato per i soldi, ecco tutto!”
“Vedo,” rispose il re “ti servono più soldi?”
“Sì, ecco di cosa ho bisogno, più soldi!” disse il barbiere.
“Bene,” disse il re “ti raddoppio lo stipendio.
Va bene?”
“Oh sì, grazie Vostra maestà!” esclamo il barbiere con gioia.
“Adesso tutto andrà per il meglio.”
Il barbiere cominciò a risparmiare sempre più soldi.

Egli acquistò sempre nuovo oro, ma la giara non si riempiva mai.

“Compra meno cibo,” disse il barbiere alla moglie “come possiamo comprare più oro se spendi così tanto per mangiare?”
Il re notò che il barbiere continuava ad apparire triste e preoccupato.
“Barbiere,” esordì il re un giorno “ti ho raddoppiato lo stipendio ma tu sembri sempre preoccupato.
Diventi sempre più magro.
Qual è il motivo?”
Il barbiere non sapeva cosa dire.
Come poteva spiegare al re che voleva oro, sempre più oro, null’altro che oro?
Egli non aveva fatto parola a nessuno delle sette giare.
Improvvisamente il re parlò ancora.
“So cosa ti succede!” urlò il re.
“Sono le sette giare.
Hai ricevuto le sette giare, non è vero?”
Il barbiere rimase attonito.
“Come, come lo sapete, Vostra maestà?” gli chiese.

Il re rise.

“Lo so,” rispose “perché anche a me sono state offerte una volta.
Ho udito una voce in un albero che me le offriva.”
“Non le avete accettate, allora?” gli chiese l’uomo.
“Sì, le ho accettate,” rispose il re “ma mi sono accorto immediatamente che qualcosa non andava.
La voce mi offrì sette orci pieni d’oro, ma trovai che la settima era piena a metà!”
“È così,” esclamò il barbiere “la settima giara era mezza vuota!”
“Così tornai dalla voce nell’albero,” continuò il re “la settima giara è mezza vuota!” dissi.
“Va bene,” replicò la voce “la settima giara è sempre mezza vuota.”
“Cosa successe allora?” domandò il barbiere.
“Allora,” continuò il re “chiesi alla voce se l’oro poteva essere speso o conservato nei contenitori.”
“E cosa rispose?” chiese il barbiere ansiosamente.
“Non mi rispose nulla!” rispose il re, “Così andai a casa, mi sedetti a riflettere sulle giare!”
“Sì?” disse il barbiere.
“Improvvisamente,” continuò il re “capii cosa intendeva la voce quando diceva la settima giara è sempre mezza vuota.
Significava che per quanto mi impegnassi per riempirla, non sarebbe mai potuta essere colmata.
Compresi che mi era una trappola tesa, per farmi desiderare sempre più oro.
Fino a quando la giara non fosse stata riempita, non si sarebbe mai sopito il mio desiderio per l’oro.”
“Una trappola!” esclamò il barbiere.

“Sì,” continuò il re “era una trappola.

Ma lo compresi.
Non mi feci prendere al laccio.
La settima giara era la “giara del desiderio” e più ottieni l’oro che desideri, e più aumenta il tuo desiderio.”
“Come usciste dalla trappola?” chiese il barbiere.
“È stato molto semplice,” replicò il re, “andai ancora una volta all’albero e dissi alla voce: “Riprenditi le tue sette giare d’oro. Non le voglio!”
“E cosa successe?” chiese il barbiere.
“Bene!” disse la voce.” rispose il re.
“Le riprenderò indietro.” E quando tornai a casa, le giare erano sparite!”
“Così la settima giara non può essere riempita.” disse il barbiere, pensieroso.
“Ne siete veramente sicuro, Vostra maestà?”
“Su questo non ci sono dubbi!” replicò il re.
“Rendi quelle giare, barbiere, prima che sia troppo tardi.

Sei magro e malato.

Quale bene ti potrà venire da questo desiderio per sempre più oro?
Rendi quelle giare, ti dico, prima di incappare in problemi ancora più gravi.”
Il barbiere era molto spaventato dalle parole del re.
Corse ancora una volta dall’albero nella foresta e chiese alla voce di riprendersi le sette giare.
“Tutto bene, lo farò!” rispose la voce.
Quando il barbiere tornò a casa, le sette giare erano sparite.
E con quelle, naturalmente si era volatilizzato tutto l’oro che il barbiere aveva risparmiato… e anche tutti i gioielli di sua moglie!

Brano tratto dal libro “Il canto degli uccelli. Frammenti di saggezza nelle grandi religioni.” di Anthony De Mello