Ai giardinetti

Ai giardinetti

Una volta una madre si trovava ai giardinetti con la bimba di quattro anni.
Ad un tratto, la bambina si mise a piangere disperatamente.
Un signore che assistette alla scena, dopo un po’ non ne poté più e disse alla madre:
“Signora, non faccia piangere così la bambina:

le dia quel che vuole!”

La madre non replicò ed il signore tacque.
Intanto la bambina riprese a piangere, sempre più angosciata.
Allora l’uomo, deciso, parlò nuovamente con la madre:
“Signora, non si può far piangere tanto un bimba:

mi dica quel che vuole, provvedo io!”

La madre, ancor più seccata:
“Provi lei!
Ha fatto un buco e adesso vuole portarselo a casa!”

Brano di Pino Pellegrino

Il guardiano

Il guardiano

Un uomo era profondamente legato al suo maestro.
Su lui vegliava affinché non gli si avvicinasse nessun pericolo.
Il maestro viveva sotto una tenda, circondata da una siepe.
La siepe era circondata da un recinto di bambù, il recinto di bambù da un muro di pietra.
Il guardiano dormiva accanto alla porta del muro di pietra.
Da lì teneva d’occhio la strada e poteva sentire la voce del maestro se lo chiamava da dentro la tenda.
Ma, invecchiando, il suo udito peggiorò.

Così decise di avvicinarsi al recinto di bambù.

Quando anche da lì divenne difficile sentire la voce del maestro, il guardiano si spostò di nuovo, a lato della siepe.
Dopo un po’ di tempo iniziò comunque a svegliarsi la notte in preda alla paura di non aver udito il richiamo del maestro nel momento del bisogno.
Allora si mise a far la guardia proprio davanti alla tenda.
Nel silenzio, riconosceva il respiro del maestro ed era felice di vegliare su di lui.

Ma un giorno si svegliò e non udì più niente.

Preoccupato, si precipitò nella tenda.
Era vuota…
Come aveva potuto distrarsi?
Non se lo sarebbe mai perdonato…

Iniziò a cercare il maestro.

Dalla tenda arrivò alla siepe, dalla siepe al recinto di bambù, dal recinto di bambù al muro di pietra.
Là, sulla porta, stava seduto il maestro, che gli disse tranquillo:
“Vai a riposarti nella tenda adesso.
D’ora in poi sarò io il tuo guardiano!”

Brano senza Autore.

Figlio, anche io, come te…

Figlio, anche io, come te…

Amore mio, prima di essere mamma sono stata figlia…
Anche io, come te, ho avuto i miei momenti belli, ma anche quelli brutti.

Anche a me, come a te, molte cose non piacevano.

Anche io, come te, ero ribelle e sempre contro tutti.
Anche io, come te, facevo arrabbiare la mia mamma.
Anche io, come te, avevo i miei sogni… per me irrealizzabili.
Anche io, come te, odiavo la scuola…

ma solo oggi mi rendo conto di quanto sbagliavo!

Dico questo per farti capire che tutti abbiamo i nostri sogni da realizzare.
Da figlia ti capisco e ti comprendo perché ci sono passata come te, ma da mamma non posso restare a guardare mentre tu vuoi buttare via il tuo futuro!
Io ti sarò vicina in qualsiasi momento tu ne abbia bisogno e

ti aiuterò finché avrò forza a raggiungere i tuoi obbiettivi.

Uno tra tutti la tua istruzione amore mio!
È difficile passare da figlia a mamma, ma la gioia di un figlio non te la dà nessuno.

Brano senza Autore.

Il rabbino ed il turista

Il rabbino ed il turista

Un giorno un turista fece visita ad un famoso rabbino.
Rimase stupito nel vedere che la casa del rabbino consisteva soltanto in una stanza piena di libri.

Gli unici mobili erano un tavolo e una panca.

“Rabbi, dove sono i tuoi mobili?” chiese il turista.
“E i tuoi dove sono?” replicò il rabbino.

“I miei?

Ma io sono qui solo di passaggio!” replicò il turista.
“Anche io!” disse il rabbino.

Brano senza Autore.

Mi hanno detto che era impossibile farlo.

Ed io ho risposto facendolo.

Citazione di Roberto Emanuelli.

Il professore ed il nastro azzurro (Chi sono io è importante)

Il professore ed il nastro azzurro
(Chi sono io è importante)

Un insegnante di New York decise di onorare i suoi studenti dell’ultimo anno delle superiori spiegando perché fosse importante ciascuno di essi.
Utilizzando un procedimento elaborato da Helice Bridges di Del Mar, California, chiamò ogni studente davanti alla classe, uno per volta.
Prima disse in che modo lo studente fosse importante per lei e per la classe.
Poi consegnò a ciascuno un nastro azzurro su cui era stampata a lettere d’oro la dicitura:

“Chi sono io è importante.”

In seguito il professore decise di avviare una ricerca in classe per vedere quale impatto avrebbe avuto questo riconoscimento nella comunità.
Consegnò a ciascuno studente altri tre nastri e incaricò tutti di andare a diffondere questa cerimonia di riconoscimento.
Quindi avrebbero dovuto controllare i risultati, vedere chi avesse conferito e ricevuto il riconoscimento e riferire in classe dopo circa una settimana.
Uno dei ragazzi della classe andò da un giovane funzionario di un’azienda nei dintorni e gli diede il riconoscimento per averlo aiutato nella pianificazione degli studi.
Gli diede il nastro azzurro e glielo appuntò sulla camicia.
Poi gli consegnò altri due nastri dicendogli:
“Stiamo facendo una ricerca in classe sul riconoscimento e vorremmo che lei trovasse qualcuno da onorare, gli consegnasse un nastro azzurro e un altro in più perché questi possa onorare un terza persona per proseguire questa cerimonia di riconoscimento.
Poi dovrebbe per favore riferirmi quello che è successo.”
Più tardi, lo stesso giorno, il funzionario si presentò dal suo capo, che era noto fra l’altro per essere un tipo piuttosto brontolone.
Lo fece sedere e gli disse che lo ammirava profondamente perché era un genio creativo.
Il capo sembrò molto sorpreso.
Il funzionario gli domandò il permesso di consegnargli il dono del nastro azzurro e di appuntarglielo.

Il capo, sorpreso, rispose:

“Beh, certo.”
Il funzionario prese il nastro azzurro e lo appuntò sulla giacca del capo, giusto sopra il cuore.
Consegnandogli l’altro nastro gli chiese:
“Mi farebbe un favore?
Potrebbe prendere quest’altro nastro e usarlo per onorare qualcuno?
Il ragazzo che mi ha dato i nastri sta facendo una ricerca a scuola e mi ha chiesto di proseguire questa cerimonia di riconoscimento per scoprire come influenzi la gente.”
Quella sera il capo tornò a casa dal figlio quattordicenne e lo fece sedere.
Gli raccontò:
“Oggi mi è successa la cosa più incredibile.
Ero in ufficio e uno dei funzionari entra e mi dice che mi ammira e mi dà una nastro azzurro perché sono un genio creativo.
Immagina…
Mi considera un genio creativo.
Poi mi mette sulla giacca, sopra il cuore, questo nastro azzurro che dice “Chi sono io è importante.”
Mi dà un altro nastro e mi chiede di trovare qualcun altro da onorare.
Tornando a casa in macchina, stasera, ho cominciato a pensare chi onorare con questo nastro e ho pensato a te.

Voglio onorare te.

Le mie giornate sono davvero frenetiche e quando torno a casa non ti presto molta attenzione.
A volte ti sgrido perché non hai voti abbastanza buoni a scuola e perché la tua camera è un caos, ma in qualche modo stasera volevo proprio sedermi qui e, beh, farti sapere che per me sei davvero importante.
Assieme a tua madre, sei la persona più importante della mia vita.
Sei un ottimo ragazzo e ti voglio bene!”
Il ragazzo sbalordito cominciò a singhiozzare e non finiva più di piangere.
Tremava con tutto il corpo.
Guardò suo padre e disse fra le lacrime:
“Prevedevo di suicidarmi domani, papà, perché pensavo che non mi volessi bene.
Adesso non serve.”

Brano tratto dal libro “Brodo caldo per l’anima. Volume I” di Jack Canfield e Mark Victor Hansen

Il Ponte (Dio e Io)

Il Ponte (Dio e Io)

Margherita abitava in Scozia, i suoi genitori erano poveri e la bambina li aiutava come poteva.
Tutti i giorni portava al pascolo le poche pecore del padre e spesso si recava al villaggio per fare delle compere per la mamma.
Per raggiungere il villaggio, doveva attraversare un torrente e si divertiva a saltare da una pietra all’altra per raggiungere l’altra riva.

Un giorno, dopo un brutto temporale,

quando il sole era già alto, la bambina si mise in cammino per andare a fare le solite compere.
Giunta al torrente, vide che era molto ingrossato per la pioggia, ma pensò di farcela lo stesso ad attraversarlo.
Un bel salto, ed eccola sulla prima pietra; un altro e… hop, sulla seconda pietra.
Un altro ancora… e scivolò nelle acque tempestose.
“Gesù, salvami, non farmi annegare!” gridò nella sua angoscia, “E poi, se mi salvi, ti
prometto che farò costruire un ponte sul ruscello.

Aiutami Gesù!”

Gesù l’aiutò e Margherita raggiunse l’altra riva, salva.
La bambina cominciò subito a mettere da parte i suoi piccoli risparmi.
Poi, quando fu abbastanza grande, andò a lavorare in un lanificio e non dimenticò mai la sua promessa.
E prima di morire ebbe il piacere di udire alcuni scalpellini che lavoravano pietre per costruire quel ponte che era stato il suo sogno.
Le persone del villaggio la ringraziavano dicendo:
“Com’è stato bello da parte tua far costruire questo ponte tutto da sola!”
“Non l’ho fatto da sola.” rispose Margherita, “Dio ha fatto la Sua parte!”

E sapete che cosa fece ancora Margherita?

Sulla pietra centrale dell’arco del ponte fece scolpire le seguenti parole:
“DIO E IO”
Per quanto io sappia, questo ponte esiste ancora in Scozia.

Leggenda Scozzese.
Brano senza Autore, tratto dal Web

Il pittore e l’ubriaco

Il pittore e l’ubriaco

Sperando di lavorare per qualche giorno, un pittore ambulante di ritratti sostò in una piccola città.
Uno dei suoi primi clienti fu un ubriaco il quale,

nonostante la sua faccia sporca, la barba lunga e gli abiti inzaccherati,

si sedette con tutta la dignità di cui era capace per farsi fare il ritratto.
L’artista impiegò più del solito per realizzare il suo lavoro, quando ebbe finito, alzò il ritratto dal cavalletto e lo mostrò all’uomo.

“Questo non sono io!”

balbettò l’ubriaco sorpreso mentre guardava l’uomo sorridente e ben vestito del ritratto.
L’artista, che aveva guardato oltre l’esteriore e aveva visto la bellezza interiore dell’uomo, disse pensoso:
“Ma questo è l’uomo che potresti essere!”

Brano di Paul Wharton

Io seguo il mio Re

Io seguo il mio Re

Un potente sovrano viaggiava nel deserto seguito da una lunga carovana che trasportava il suo favoloso tesoro di oro e pietre preziose.
A metà del cammino, sfinito dall’infuocato sole, un cammello della carovana crollò boccheggiante e non si rialzò più.

Il forziere che trasportava rotolò per i fianchi della duna,

si sfasciò e sparse tutto il suo contenuto, perle e pietre preziose, nella sabbia.
Il principe non voleva rallentare la marcia, anche perché non aveva altri forzieri e i cammelli erano già sovraccarichi.
Con un gesto tra il dispiaciuto e il generoso invitò i suoi paggi e i suoi scudieri a tenersi le pietre preziose che riuscivano a raccogliere e portare con sé.

Mentre i giovani si buttavano avidamente sul ricco bottino e frugavano affannosamente nella sabbia,

il principe continuò il suo viaggio nel deserto.
Si accorse però che qualcuno continuava a camminare dietro di lui.
Si voltò e vide che era uno dei suoi paggi, che lo seguiva ansimante e sudato.

“E tu,” gli chiese il principe, “non ti sei fermato a raccogliere niente?”

Il giovane diede una risposta piena di dignità e di fierezza:
“Io seguo il mio re!”

Brano tratto dal libro “Seguo il mio re!: Una regola di vita per i giovani.” di Don Luigi Ginami. Edizioni Paoline.