Ho bisogno di te

Ho bisogno di te

Amare è la sfida più ambiziosa dell’intera esistenza.
La più intensa.
La più soddisfacente.

Diglielo a quelli che ami:

“Voglio farti sapere quanto sei importante per me, che puoi essere il creatore/la creatrice della persona che è in me, se vuoi.
Tu solo/a puoi abbattere il muro dietro il quale sto tremando.
Tu solo/a puoi vedere dietro la mia maschera.
Tu solo puoi liberarmi dal mio mondo d’ombra, fatto di panico, d’incertezza e di solitudine.
Perciò, ti prego, non passare oltre.

So che per te non sarà facile.

La convinzione di non valere nulla erige muri solidi.
E più ti avvicini a me, e più, forse, io reagirò ciecamente.
Vedi, a quanto sembra io combatto contro ciò di cui più ho bisogno.

Ma mi hanno detto che l’amore è più forte di ogni muraglia, e in questo sta la mia sola speranza.

Perciò abbatti questi muri con le tue mani salde ma gentili, perché ciò che vi è d’infantile in me è molto sensibile e non può crescere dietro questi muri.
Perciò non desistere.
Ho bisogno di te!”

Brano tratto dal libro “La vita è tutto quello che abbiamo.” di Bruno Ferrero. Edizioni ElleDiCi.

Scherzo per Carnevale

Scherzo per Carnevale

“A carnevale ogni scherzo vale.” recita il detto.
Io ho capito il significato di questa frase da bambino, quando a casa nostra venne una coppia di sposi in maschera.
Erano un uomo e una donna, ma si erano mascherati invertendo i propri ruoli.

A questo si aggiungeva una singolarità.

Direte voi, che cosa?
Tenevano in braccio una specie di bambola che cullavano e per noi bambini, ovviamente, era la principale curiosità.
Fatti accomodare in casa, mia madre gli chiese se desiderassero qualcosa.
Risposero di no con un cenno e diedero il bambolotto in braccio a mio padre, che era seduto, facendogli segno di cullarlo e di dargli il ciuccio.
Solamente per aver visto questi due signori truccati in questo modo, questa scena iniziale fece divertire noi bambini, ma il momento più bello si ebbe quando la donna mascherata si alzò e fece il gesto di sistemare il vestitino al pupazzo, facendo fare, nello stesso tempo, un salto dalla sedia a mio padre,

che si trovò con i pantaloni bagnati.

Il pupazzo non era altro che un grande fiasco capovolto, addobbato e truccato per sembrare un infante e spostando la maschera (cioè togliendo il tappo), fece fuoriuscire l’acqua di cui era pieno il fiasco, simulando, così, un bisogno fisiologico di mio padre.
Passato il primo attimo di imbarazzo per i pantaloni bagnati e vedendo noi bambini divertiti, mio padre sorrise e ci diede una grande lezione carnevalesca, servendo lui stesso da bere alla coppia.

Lo sentii dire sottovoce:

“Compare, anche quest’anno me la hai fatta!”

Brano di Dino De Lucchi
© Ogni diritto sul presente lavoro è riservato all’autore, ai sensi della normativa vigente.
Revisione del racconto a cura di Michele Bruno Salerno