Due ranocchie nella panna

Due ranocchie nella panna

C’erano una volta due ranocchie che caddero in un recipiente di panna.
Immediatamente intuirono che sarebbero annegate:
era impossibile nuotare o galleggiare a lungo in quella massa densa come sabbie mobili.
All’inizio, le due rane scalciarono nella panna per arrivare al bordo del recipiente però era inutile, riuscivano solamente a sguazzare nello stesso punto e ad affondare.

Sentivano che era sempre più difficile affiorare in superficie e respirare.

Una di loro disse a voce alta:
“Non ce la faccio più.
È impossibile uscire da qui, questa roba non è fatta per nuotarci.
Dato che morirò, non vedo il motivo per il quale prolungare questa sofferenza.
Non comprendo che senso ha morire sfinita per uno sforzo sterile!”
E detto questo, smise di scalciare e annegò con rapidità, venendo letteralmente inghiottita da quel liquido bianco e denso.

L’altra rana, più perseverante o forse più cocciuta, disse fra sé e sé:

“Non c’è verso!
Non si può fare niente per superare questa cosa.
Comunque, dato che la morte mi sopraggiunge, preferisco lottare fino al mio ultimo respiro.
Non vorrei morire un secondo prima che giunga la mia ora!”
E continuò a scalciare e a sguazzare sempre nello stesso punto, senza avanzare di un solo centimetro.

Per ore ed ore!

E ad un tratto… dal tanto scalciare, agitare e scalciare… la panna si trasformò in burro.
La rana sorpresa spiccò un salto e pattinando arrivò fino al bordo del recipiente.
Da lì, non gli rimaneva altro che tornare a casa gracidando allegramente.

Brano tratto dal libro “Lascia che ti racconti. Storie per imparare a vivere.” di Jorge Bucay

Non bere quando devi guidare

Non bere quando devi guidare

Mamma… sono uscita con amici.
Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto:
di non bere alcolici.
Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, cosi ho bevuto una Sprite.
Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici.
Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto.
Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo.
Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria.

Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava…

Qualcosa di inaspettato!
Ora sono qui sdraiata sull’asfalto e sento un poliziotto che dice:
“Il ragazzo che ha provocato l’incidente era ubriaco!”
Mamma, la sua voce sembra così lontana…
Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere.
Posso sentire i medici che dicono:

“Questa ragazza non ce la farà!”

Sono certa che il ragazzo alla guida dell’altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità.
Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire…
Perché le persone fanno tutto questo, mamma?
Sapendo che distruggeranno delle vite?
Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente.
Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, dì a papà di essere forte.
Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare…

Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva…

La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente paura…
Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento cosi disperata…
Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente.
Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo…
Ti voglio bene e…. addio”

Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente su una scena di un incidente.
La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva… scioccato.
Questo giornalista ha iniziato subito dopo una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.

Brano senza Autore, tratto dal Web

Il serpente a sonagli ed il giovane

Il serpente a sonagli ed il giovane

In una tribù indiana, i giovani venivano riconosciuti adulti dopo un rito di passaggio vissuto nella più stretta solitudine.
Durante questo periodo di solitudine dovevano provare a se stessi di essere pronti per l’età matura.
Una volta uno di loro camminò fino a una splendida valle verdeggiante di alberi e radiosa di fiori.
Guardando le montagne che cingevano la valle, il giovane notò una vetta scoscesa incappucciata di neve dal biancore abbacinante.

“Mi metterò alla prova contro quella montagna.” pensò.

Indossò la sua camicia di pelle di bisonte, si gettò una coperta sulla spalla e cominciò la scalata.
Quando arrivò in cima, vide sotto di sé il mondo intero.
Il suo sguardo spaziava senza limiti, e il suo cuore era pieno di orgoglio.
Poi udì un fruscio vicino ai suoi piedi, abbassò lo sguardo e vide un serpente.
Prima che il giovane potesse muoversi, il serpente parlò.
“Sto per morire!” disse, “Fa troppo freddo quassù per me e non c’è nulla da mangiare.

Mettimi sotto la tua camicia e portami a valle!”

“No!” rispose il giovane, “Conosco quelli della tua specie.
Sei un serpente a sonagli.
Se ti raccolgo mi morderai e il tuo morso mi ucciderà!”
“Niente affatto,” disse il serpente, “Con te non mi comporterò così.
Se fai questo per me, non ti farò del male!”

Il giovane rifiutò per un po’, ma quel serpente sapeva essere molto persuasivo.

Alla fine, il giovane se lo mise sotto la camicia e lo portò con sé.
Quando furono giù a valle, lo prese e lo depose delicatamente a terra.
All’improvviso il serpente si arrotolò su se stesso, scosse i suoi sonagli, scattò in avanti e morse il ragazzo a una gamba.
“Mi avevi promesso…” gridò il giovane.
“Sapevi che cosa rischiavi quando mi hai preso con te!” disse il serpente strisciando via.

Brano tratto dal libro “L’importante è la rosa.” di Bruno Ferrero. Edizione Elledici.

L’ultimo posto all’inferno

L’ultimo posto all’inferno

L’inferno era al completo ormai, e fuori della porta una lunga fila di persone attendeva ancora di entrare.
Il diavolo fu costretto a bloccare all’ingresso tutti i nuovi aspiranti
Era rimasto un solo posto libero, e logicamente doveva toccare al più grosso dei peccatori, quindi chiese:

“C’è almeno qualche pluriomicida tra voi?”

Per trovare il peggiore di tutti, il diavolo cominciò ad esaminare i peccatori in coda.
Dopo un po’ ne vide uno di cui non si era accorto prima.
“Che cosa hai fatto tu?” gli chiese.
“Niente. Io sono un uomo buono e sono qui solo per un equivoco!”
“Hai fatto certamente qualcosa!” ghignò il diavolo “Tutti fanno qualcosa!”

“Ah, lo so bene!” rispose l’uomo convinto “Ma io mi sono sempre tenuto alla larga.

Ho visto come gli uomini perseguitavano altri uomini, ma non ho partecipato a quella folle caccia.
Lasciano morire di fame i bambini e li vendono come schiavi; hanno emarginato i deboli come spazzatura.
Non fanno che escogitare perfidie e imbrogli per ingannarsi a vicenda.
Io solo ho resistito alla tentazione e non ho fatto niente. Mai!”
“Assolutamente niente?” chiese il diavolo incredulo, “Sei sicuro di aver visto tutto?”

“Con i miei occhi!” replicò l’uomo.

“E non hai fatto niente?” ripeté il diavolo.
“No!”
Il diavolo ridacchiò: “Entra, amico mio. Il posto è tuo!”

Brano senza Autore, tratto dal Web

I due amici

I due amici

Il più vecchio si chiamava Frank e aveva vent’anni.
Il più giovane era Ted e ne aveva diciotto.
Erano sempre insieme, amicissimi fin dalle elementari.
Insieme decisero di arruolarsi nell’esercito.
Partendo promisero a se stessi e ai genitori che avrebbero avuto cura l’uno dell’altro.

Furono fortunati e finirono nello stesso battaglione.

Quel battaglione fu mandato in guerra.
Una guerra terribile tra le sabbie infuocate del deserto.
Per qualche tempo Frank e Ted rimasero negli accampamenti protetti dall’aviazione.
Poi una sera venne l’ordine di avanzare in territorio nemico.
I soldati avanzarono per tutta la notte, sotto la minaccia di un fuoco infernale.
Al mattino il battaglione si radunò in un villaggio.

Ma Ted non c’era.

Frank lo cercò dappertutto, tra i feriti, fra i morti.
Trovò il suo nome nell’elenco dei dispersi.
Si presentò al comandante.
“Chiedo il permesso di andare a riprendere il mio amico.” disse.
“È troppo pericoloso,” rispose il comandante, “Ho già perso il tuo amico.
Perderei anche te.
Là fuori stanno sparando.”

Frank partì ugualmente.

Dopo alcune ore trovò Ted ferito mortalmente.
Se lo caricò sulle spalle.
Ma una scheggia lo colpì.
Si trascinò ugualmente fino al campo.
“Valeva la pena morire per salvare un morto?” gli gridò il comandante.
“Sì,” sussurrò, “perché prima di morire, Ted mi ha detto: Frank, sapevo che saresti venuto!”

Brano tratto dal libro “Il canto del grillo.” di Bruno Ferrero

Quello che mi ha sorpreso di più…



Quello che mi ha sorpreso di più…
Quello che mi ha sorpreso di più degli uomini dell’Occidente

è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute.

Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente

in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro.

Vivono come se non dovessero morire mai

e muoiono come se non avessero mai vissuto.

Brano del Dalai Lama