Il serpente a sonagli ed il giovane

Il serpente a sonagli ed il giovane

In una tribù indiana, i giovani venivano riconosciuti adulti dopo un rito di passaggio vissuto nella più stretta solitudine.
Durante questo periodo di solitudine dovevano provare a se stessi di essere pronti per l’età matura.
Una volta uno di loro camminò fino a una splendida valle verdeggiante di alberi e radiosa di fiori.
Guardando le montagne che cingevano la valle, il giovane notò una vetta scoscesa incappucciata di neve dal biancore abbacinante.

“Mi metterò alla prova contro quella montagna.” pensò.

Indossò la sua camicia di pelle di bisonte, si gettò una coperta sulla spalla e cominciò la scalata.
Quando arrivò in cima, vide sotto di sé il mondo intero.
Il suo sguardo spaziava senza limiti, e il suo cuore era pieno di orgoglio.
Poi udì un fruscio vicino ai suoi piedi, abbassò lo sguardo e vide un serpente.
Prima che il giovane potesse muoversi, il serpente parlò.
“Sto per morire!” disse, “Fa troppo freddo quassù per me e non c’è nulla da mangiare.

Mettimi sotto la tua camicia e portami a valle!”

“No!” rispose il giovane, “Conosco quelli della tua specie.
Sei un serpente a sonagli.
Se ti raccolgo mi morderai e il tuo morso mi ucciderà!”
“Niente affatto,” disse il serpente, “Con te non mi comporterò così.
Se fai questo per me, non ti farò del male!”

Il giovane rifiutò per un po’, ma quel serpente sapeva essere molto persuasivo.

Alla fine, il giovane se lo mise sotto la camicia e lo portò con sé.
Quando furono giù a valle, lo prese e lo depose delicatamente a terra.
All’improvviso il serpente si arrotolò su se stesso, scosse i suoi sonagli, scattò in avanti e morse il ragazzo a una gamba.
“Mi avevi promesso…” gridò il giovane.
“Sapevi che cosa rischiavi quando mi hai preso con te!” disse il serpente strisciando via.

Brano tratto dal libro “L’importante è la rosa.” di Bruno Ferrero. Edizione Elledici.

Er cane moralista

Er cane moralista

Più che de prescia er Gatto
agguantò la bistecca de filetto
che fumava in un piatto,
e scappò, come un furmine, sur tetto.

Lì se fermò, posò la refurtiva
e la guardò contento e soddisfatto.

Però s’accorse che nun era solo
perché er Cagnolo der padrone stesso,
vista la scena, j’era corso appresso
e lo stava a guardà da un muricciolo.
A un certo punto, infatti, arzò la testa
e disse ar Micio: – Quanto me dispiace!

Chi se pensava mai ch’eri capace
d’un’azzionaccia indegna come questa?

Nun sai che nun bisogna
approfittasse de la robba artrui?
Hai fregato er padrone! Propio lui
che te tiè drento casa! Che vergogna!

Nun sai che la bistecca ch’hai rubbato
peserà mezzo chilo a ditte poco?

Pare quasi impossibbile ch’er coco
nun te ciabbia acchiappato!
Chi t’ha visto? – Nessuno…
E er padrone? – Nemmeno…
Allora – dice – armeno
famo metà per uno!»

Brano di Trilussa

La tartaruga lemme lemme

La tartaruga lemme lemme

La Tartaruga disse a la Lucertola:
Abbi pazienza, fermete un momento!
E giri, e corri, e svicoli, e t’arrampichi,
sempre de prescia, sempre in movimento.

Me fai l’effetto d’una pila elettrica…

Te piace d’ esse attiva? Va benone.
Però l’attività, quando s’esaggera,
lo sai come se chiama? Aggitazzione:

forza sprecata. È la mania der secolo.

Correno tutti a gran velocità:
ognuno cerca d’arriva prestissimo,
ma dove, proprio dove… Nu’ lo sa.

Brano di Trilussa

La statistica (Il pollo di Trilussa)

La statistica (Il pollo di Trilussa)

Sai ched’è la statistica? È ‘na cosa
che serve pe fa’ un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pe’ me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pe’ via che lì la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:

e se nun entra nelle spese tue
t’entra ne la statistica lo stesso
perché c’è un antro che ne magna due.

Brano di Trilussa

Un lupo, un uomo ed un leone ingrato

Un lupo, un uomo ed un leone ingrato

Molto tempo fa, in un piccolo villaggio, viveva un leone.
Disturbava continuamente la gente del villaggio e uccideva chiunque passasse vicino alla sua capanna.
Il re del villaggio allora indisse una riunione straordinaria, dove tutti i cacciatori del villaggio decisero di andare in cerca del leone e di ucciderlo.
Costruirono anzitutto una capanna molto resistente, dove potessero rinchiudere il leone prima di ucciderlo.
I cacciatori riuscirono, con molti sforzi, a catturare il leone e lo rinchiusero nella capanna in attesa di punirlo senza pietà.

Il giorno dopo, un uomo stava passando vicino alla capanna:

il leone lo supplicò di aprire la capanna e di farlo uscire.
L’uomo all’inizio non voleva, ma poi cedette alla continua implorazione del leone e aprì la capanna.
Appena il leone usci fuori si avventò sull’uomo cercando di ucciderlo.
Questi pregò il leone di risparmiarlo, ma il leone lo voleva mangiare.
Passava di là un lupo, che viveva nelle vicinanze del villaggio, e si fermò ad ascoltare la controversia.

Chiese poi le diverse argomentazioni.

L’uomo e il leone raccontarono la loro versione dei fatti.
L’uomo raccontò al lupo che il leone nella capanna stava soffrendo:
lo aveva supplicato di aprire la capanna per poter uscire.
Così aveva fatto, ma il leone dopo essere uscito aveva cercato di ucciderlo.
Il lupo ascoltò molto attentamente il racconto dell’uomo.
Il lupo, animale molto saggio e intelligente, disse che non gli erano chiari i termini della controversia, per cui proponeva una dimostrazione.

Consigliò di tornare alla capanna per verificare sul posto l’accaduto.

Allora l’uomo tornò alla capanna, aprì la porta e il leone vi entrò; il lupo chiese di riportare la porta nella posizione originaria.
L’uomo e il leone dissero che era chiusa ermeticamente:
l’uomo allora chiuse la porta con il lucchetto, cosi ché il leone non potesse uscire.
Il lupo parlò al leone e gli disse:
“Sei un ingrato: una persona ti ha aiutato a uscire dalla capanna e tu volevi ucciderla.
Perciò tu rimarrai nella capanna e vi morirai, mentre l’uomo andrà via libero.”
L’uomo poté andarsene, mentre il leone rimase dentro la capanna rinchiuso.

Brano senza Autore, tratto dal Web

Il saggio e le due donne

Il saggio e le due donne

Due donne si recarono da un saggio, che aveva fama di santo, per chiedere qualche consiglio sulla vita spirituale.
Una pensava di essere una grande peccatrice.
Nei primi anni del suo matrimonio aveva tradito la fiducia del marito.
Non riusciva a dimenticare quella colpa, anche se poi si era sempre comportata in modo irreprensibile, e continuava a torturarsi per il rimorso.
La seconda invece, che era sempre vissuta nel rispetto delle leggi, si sentiva perfettamente innocente e in pace con se stessa.

Il saggio si fece raccontare la vita di tutte e due.

La prima raccontò tra le lacrime la sua grossa colpa.
Diceva, singhiozzando, che per lei non poteva esserci perdono, perché troppo grande era il suo peccato.
La seconda disse che non aveva particolari peccati da confessare.
Il sant’uomo si rivolse alla prima:
“Figliola, vai a cercare una pietra, la più pesante e grossa che riesci a sollevare e portamela qui!”
Poi, rivolto alla seconda:
“E tu, portami tante pietre quante riesci a tenerne in grembo, ma che siano piccole.”
Le due donne sì affrettarono a eseguire l’ordine del saggio.
La prima tornò con una grossa pietra, la seconda con un’enorme borsa piena di piccoli sassi.

Il saggio guardò le pietre e poi disse:

“Ora dovete fare un’altra cosa:
riportate le pietre dove le avete prese, ma badate bene di rimettere ognuna di esse nel posto esatto dove l’avete presa.
Poi tornate da me.”
Pazientemente, le due donne cercarono di eseguire l’ordine del saggio.
La prima trovò facilmente il punto dove aveva preso la pietrona e la rimise a posto.
La seconda invece girava invano, cercando di ricordarsi dove aveva raccattato le piccole pietre della sua borsa.
Era chiaramente un compito impossibile e tornò mortificata dal saggio con tutte le sue pietre.

Il sant’uomo sorrise e disse:

“Succede la stessa cosa con i peccati.
Tu,” disse rivolto alla prima donna, “hai facilmente rimesso a posto la tua pietra perché sapevi dove l’avevi presa:
hai riconosciuto il tuo peccato, hai ascoltato umilmente i rimproveri della gente e della tua coscienza, e hai riparato grazie al tuo pentimento.
Tu, invece,” disse alla seconda, “non sai dove hai preso tutte le tue pietre, come non hai saputo accorgerti dei tuoi piccoli peccati.
Magari hai condannato le grosse colpe degli altri e sei rimasta invischiata nelle tue, perché non hai saputo vederle!”

Brano di Bruno Ferrero

La mappa del Rio delle Amazzoni

La mappa del Rio delle Amazzoni

Un esploratore era tornato dalla sua gente, che era ansiosa di sapere tutto del Rio delle Amazzoni.
Ma come poteva esprimere con le parole i sentimenti che avevano invaso il suo cuore nel vedere fiori di strabiliante bellezza e nell’udire i suoni della foresta di notte?
Come comunicare ciò che aveva provato nel suo cuore nell’avvertire il pericolo delle belve o nel condurre la sua canoa per le acque infide del fiume?

Disse:

“Andate a vedere voi stessi.
Niente può sostituire il rischio personale e l’esperienza personale.”
Tuttavia, per guidarli tracciò una mappa del Rio delle Amazzoni.
Essi presero la mappa, l’incorniciarono e l’appesero in municipio.

Ne fecero delle copie personali.

E chiunque aveva una copia si considerava un esperto del Rio delle Amazzoni.
Non conosceva forse ogni svolta e curva del fiume, e quanto era largo e profondo,

e dov’erano le rapide e dove le cascate?

L’esploratore visse nel rimpianto di aver tracciato quella mappa.
Sarebbe stato meglio se non avesse disegnato nulla.

Brano di Anthony de Mello

La statua senza valore

La statua senza valore

Viveva un tempo tra i monti un uomo che possedeva una statua, opera di un antico maestro.
L’aveva buttata in un angolo, faccia a terra, e non se ne curava affatto.

Un giorno, si trovò a passare nei pressi un uomo che veniva dalla città.

Essendo un uomo di cultura, quando vide la statua chiese al proprietario se fosse disposto a venderla.
Il proprietario rise e disse:
“E chi vuole che compri, scusi, quella pietra sporca e scialba?”

L’uomo della città disse:

“Ti do in cambio questa moneta d’argento.”
E l’altro ne fu sorpreso e felice.
La statua fu allora trasportata in città, a dorso di un elefante.
Dopo molte lune, l’uomo dei monti si recò in città, e mentre camminava per la strada vide gente affollarsi davanti a un edificio, dove un uomo gridava a gran voce:

“Venite a vedere la statua più bella, più mirabile esistente al mondo!

Solo due monete d’argento per ammirare l’opera meravigliosa di un gran maestro!”
E l’uomo dei monti pagò due monete d’argento ed entrò nel museo per vedere la statua che lui stesso aveva venduto per una moneta.

Brano di Khalil Gibran

Il monaco povero ed il monaco ricco

Il monaco povero e il monaco ricco

In una città c’erano due monasteri.
Uno era molto ricco, mentre l’altro era poverissimo.
Un giorno, uno dei monaci poveri si presentò nel monastero dei ricchi per salutare un amico monaco che viveva là.

“Per un po’ non ci vedremo più, amico mio.”

disse il monaco povero, “Ho deciso di partire per un lungo pellegrinaggio e visitare i cento grandi santuari:
accompagnami con la tua preghiera perché dovrò valicare tante montagne e guadare pericolosi fiumi.”
“Che cosa porti con te, per un viaggio così lungo e rischioso?” chiese il monaco ricco.
“Solo una tazza per l’acqua e una ciotola per il riso.” disse sorridendo il monaco povero.

L’altro si meravigliò molto e lo guardò severamente:

“Tu semplifichi un po’ troppo le cose, caro mio!
Non bisogna essere così sventati e sprovveduti.
Anch’io sto per partire per il pellegrinaggio ai cento santuari, ma non partirò di certo finché non sarò sicuro di avere con me tutto quello che mi può servire!”
Un anno dopo, il monaco povero tornò a casa e si affrettò a visitare l’amico ricco per raccontargli la grande e ricca esperienza spirituale che aveva potuto fare durante il pellegrinaggio.

Il monaco ricco dimostrò solo un’ombra di disappunto quando dovette confessare:

“Purtroppo io non sono ancora riuscito a terminare i miei preparativi!”

Brano tratto dal libro “Il canto del grillo.” di Bruno Ferrero. Edizioni ElleDiCi.

I desideri

I desideri

In una giornata straordinariamente calda ed afosa, un uomo, seduto sotto una palma, sulle sponde dell’Irrawaddy, guardava verso l’altra riva dell’immenso fiume e sospirava:
“Ah, se potessi essere sull’altra sponda del fiume!

Certamente troverei un villaggio più grande del mio,

una pagoda più scintillante d’oro, gente più simpatica…”
Nello stesso istante, sull’altro argine del fiume, un altro uomo, seduto anch’egli all’ombra di una palma, guardava in senso opposto e sospirava:

“Ah, se potessi essere sull’altra sponda del fiume!

Certamente troverei un villaggio più grande del mio, una pagoda più scintillante d’oro, gente più simpatica…”
A Bathiàn, città grande e popolosa, ricca di pagode scintillanti d’oro e di gente di ogni razza, migliaia e migliaia di persone, in quella giornata straordinariamente calda e afosa,

pensavano in quell’identico momento:

“Ah, se potessimo starcene seduti sotto una palma sulle sponde dell’Irrawaddy…”

Brano di Pietro Gribaudi