Il principino saggio


Il principino saggio

C’era una volta un principino molto saggio.
Un giorno il re suo padre gli disse:
“Figlio, tra il popolo serpeggia il malcontento.
Che mi consigli di fare?”
“Babbo,” sentenziò il principino, “fa’ come le nuvole sagge!”
“Che significa?” chiese il re, “Non mi dirai che ci sono nuvole sagge e nuvole stolte.”

“Eppure è così.

Se le nuvole fanno cadere la pioggia sui terreni tormentati dalla siccità, sono sagge.
Se invece piovono sul mare, sono stolte.”
“Tradotto per la situazione del regno, cosa significa?” indagò il re.
“Babbo, fa come le nuvole sagge!” insistette il fanciullo, “sappi distinguere i deserti dai mari, i poveri dai ricchi.
Fa piovere sul secco, migliora le condizioni di chi sta peggio:

questo io lo chiamo un buon governo.

Se invece farai piovere sul mare, favorendo i ricchi, aumenterai il disordine.”
“Ma i ricchi mi diverranno ostili e quelli sono potenti!” fece notare il sovrano.
“Se il mare si lamenta di non avere abbastanza acqua,” osservò il principino “sarà il caso di dargli retta?
E se minaccia di tracimare con l’acqua che ha, è il caso di dargli ancora più acqua?”
“Mi hai convinto,” disse il re, “cominciamo a mettere in atto le riforme.

Portami il tuo salvadanaio:

daremo i tuoi soldini a quel bambino scalzo e affamato che sta passando.
Tanto a te non manca niente.”
“Non sia mai!” gridò il bambino.
Il re commentò amaramente:
“Ahi ahi, oggi la nuvoletta è stolta!”

Favola Indiana
Brano senza Autore, tratto dal Web

L’albero dai frutti d’oro


L’albero dai frutti d’oro

C’era una volta un imbroglione che fu catturato e condannato a morte.
Chiese clemenza perché gli venisse salvata la vita e per convincere i giudici, offrì un segreto sbalorditivo:
il metodo per piantare alberi capaci di produrre frutti d’oro.
La notizia giunse al Sovrano, il quale pensò che valesse la pena fare un tentativo.
L’imbroglione spiegò che era pronto a dimostrare la sua straordinaria capacità:
gli sarebbero serviti soltanto un pizzico di polvere d’oro, e una pala.
Il sovrano accettò: “Ma, se non è vero, finirai nelle mani del boia!” disse.
Il mattino seguente, il Re insieme a tutta la sua corte, si ritrovarono nel giardino reale.
L’uomo si inchinò profondamente davanti a tutti i nobili e disse:

“Sua Maestà vedrà quanto è semplice.

Io scaverò una piccola buca nella terra:
vi metterò un pizzico d’oro e, per tre giorni, verserò un secchio d’acqua.
Il terzo giorno l’albero spunterà, e porterà tre frutti d’oro che a loro volta potranno essere seminati e diventare altri alberi, ognuno carico di frutti d’oro!”
“Allora!” si spazientì il Re “Smettila di chiacchierare, e semina l’oro!
Se fra tre giorni da ora non vedrò i frutti d’oro, finirai sul patibolo!”
“Oh, sommo Signore!” piagnucolò il furbo imbroglione “Non posso farlo io direttamente!
Tale segreto funzionerà solo a una condizione:
la mano che seminerà l’oro dovrà essere totalmente innocente e non aver mai commesso nulla di ingiusto!

In caso contrario il prodigio non avverrà.

Per questo motivo, come Sua Maestà potrà ben comprendere, non mi è possibile utilizzare il segreto da solo, per me stesso.
Ma, Sua Maestà è nobile e clemente, pertanto potrà compiere questo gesto.”
Il Re afferrò la vanga, ma gli venne in mente quello che aveva commesso durante l’ultima guerra in difesa del regno.
“Le mie mani grondano di crudeltà, compiute in guerra verso i nemici!
Renderei vana la magia.
È bene che ci provi qualcun altro.”
Il Sovrano fece un cenno verso il Ministro del Tesoro, ma il Ministro, invece di avvicinarsi, si ritrasse.
“Oh magnifico Sovrano, ti ho sempre servito fedelmente, ma una volta, una sola volta, mi è occorso un incidente increscioso nella camera del Tesoro:
un pezzo d’oro è rimasto attaccato alla suola delle mie scarpe, e così…”
“Va bene!” brontolò il Re “Sarà il mio incorruttibile Giudice supremo a impugnare la pala!”

Il Giudice rifiutò, con un inchino:

“Volentieri lo farei, Sire.
Tuttavia in questo momento sta per iniziare un importante processo a cui non posso assolutamente mancare… Scusatemi!”
Il Re si voltò a destra e a sinistra, e vide che piano piano, Ministri, gentiluomini, consiglieri, e cortigiani, se l’erano squagliata.
Allora si mise a ridere e, rivolto all’imbroglione, disse:
“Me l’hai fatta, furbo delinquente!
Così, ora so per certo che nessuno è innocente.
Neppure io!
Ho capito la lezione:
prendi i tuoi soldi, vattene, e non farti mai più vedere!”

Brano senza Autore, tratto dal Web

Vedere Dio


Vedere Dio

Una volta un re, convocò tutti i maghi, i sapienti e i sacerdoti del suo regno.
Li minacciò dei castighi più terribili se non gli mostravano Dio.

Quei poveretti si disperavano e si strappavano i capelli senza saper cosa fare,

quando arrivò un pastore che annunciò a tutti di essere in grado di risolvere il problema.
Si affrettarono a presentarlo al re.

Il pastore allora condusse il sovrano su un terrazzo e gli indicò il sole.

“Guardalo!” disse.
Dopo un istante, il re abbassò gli occhi, gridando:

“Vuoi accecarmi?”

“Mio Signore,” disse il pastore, “il sole è solo una piccola cosa del Creatore, neanche una scintilla del suo splendore…
Come puoi pensare di posare gli occhi su Lui in persona?”

Brano tratto dal libro “Il canto del grillo.” di Bruno Ferrero