È così che mi ami, Dio?

È così che mi ami, Dio?

Per anni sono stato un nevrotico.
Ero ansioso, depresso ed egoista.
E tutti continuavano a dirmi di cambiare.
E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico.

E io mi risentivo con loro,

ed ero d’accordo con loro, e volevo cambiare, ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi.
Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico continuava a dirmi quanto fossi nevrotico.
Anche lui continuava a insistere che cambiassi.
E io ero d’accordo anche con lui, e non riuscivo ad avercela con lui.
E mi sentivo così impotente e intrappolato.

Poi un giorno mi disse:

“Non cambiare. Rimani come sei.”
Non importa se cambi o no.
Io ti amo così come sei; non posso fare a meno di amarti.
Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie:
“Non cambiare. Non cambiare. Non cambiare… Ti amo.”

E mi rilassai.

Mi sentii vivo.
E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai!
Ora so che non potevo cambiare davvero finché non avessi trovato qualcuno che mi avrebbe amato, che fossi cambiato o meno.
È così che mi ami, Dio?

Brano tratto dal libro “Il canto degli uccelli. Frammenti di saggezza nelle grandi religioni.” di Anthony de Mello. Edizioni Paoline.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta

Se sapessi che oggi è l’ultima volta

Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.

Se sapessi che oggi è l’ultima volta

che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.
Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo,

che mai ti dimenticherò.

Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio.
Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami.
Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perché se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio,

un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.

Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.

Brano tratto dall’opera “La marioneta.” di Johnny Welch

La moglie nascosta sotto al letto

La moglie nascosta sotto al letto

Una donna, dopo qualche anno di matrimonio, fu assalita da tantissimi dubbi.
Non riusciva a capire se il marito l’amasse o meno e non sapeva come risolvere la situazione.
Dopo aver seguito una trasmissione televisiva sui tradimenti, decise di scoprirlo.
Scrisse una lettera che lasciò sul comodino della camera.
Si nascose sotto il letto della camera ed aspettò il marito.
Amava tantissimo suo marito ma era disposta a rischiare di perderlo pur di vedere la sua reazione, voleva capire se i sentimenti del marito per lei erano ancora gli stessi.

Dopo essere rientrato, molto stanco come al solito, trovò solo silenzio:

niente TV accesa, niente cena pronta.
Non trovò neanche la moglie, ma pensò semplicemente che fosse andata da qualche parte senza avvisarlo, quando, giunse nella camera da letto e vide la lettera.
La aprì e lesse ad alta voce il contenuto:
“Il nostro rapporto non è più lo stesso e la routine sta devastando il nostro matrimonio.
Quando torni a casa sei sempre stanco, non vuoi mai stare con me e neppure uscire.
Infatti, le nostre uscite si sono diradate; preferisci guardare le partite di calcio in TV.

Non mi dici più che mi ami come un tempo…

mi dispiace, ma il nostro rapporto non può continuare così!”
Finì di leggere, prese un pezzo di carta e scrisse anche lui una lettera, dopodiché iniziò a saltare di gioia e fece subito una telefonata:
“Ciao Amore!
Mia moglie finalmente ha capito che la nostra storia era finita e se ne è andata di casa.
Ora siamo liberi di stare insieme.
Tra qualche minuto sarò da te.”
Salì in macchina e se ne andò.
La moglie rimase in silenzio, nascosta e tremante, in attesa che suo marito, ormai ex, uscisse di casa.
Non appena il marito ebbe lasciato l’appartamento, la donna, con il volto rigato dalle lacrime, uscì dal suo nascondiglio.
Scioccata si guardò intorno finché non notò una seconda lettera sulla scrivania,

la prese ed iniziò a leggere:

“Ciao amore!
Ti darò qualche consiglio.
La prossima volta che vuoi farmi uno scherzo, assicurati che i tuoi piedi sotto il letto siano ben nascosti.
Sei pazza, ma ti amo tanto!
Sono andato a comprare la cena.
Ci vediamo tra poco.”

Brano senza Autore.

Quello che…

Quello che…
Quello che ci siamo sentiti dire da bambini:

stai fermo, muoviti, fai piano, sbrigati, non toccare, stai attento, mangia tutto, lavati i denti, non ti sporcare, ti sei sporcato, stai zitto, parla t’ho detto, chiedi scusa, saluta, vieni qui, non starmi sempre intorno, vai a giocare, non disturbare, non correre, non sudare, attento che cadi, te l’avevo detto che cadevi, peggio per te, non stai mai attento, non sei capace, sei troppo piccolo, lo faccio io, ormai sei grande, vai a letto, alzati, farai tardi, ho da fare, gioca per conto tuo, copriti, non stare al sole, sta al sole, non si parla con la bocca piena.

Quello che avremmo voluto sentirci dire da bambini:

ti amo, sei bello, sono felice di averti, parliamo un po’ di te, troviamo un po’ di tempo per noi, come ti senti, sei triste, hai paura, perché non hai voglia, sei dolce, sei morbido e soffice, sei tenero, raccontami, che cosa hai provato, sei felice, mi piace quando ridi, puoi piangere se vuoi, sei scontento, cosa ti fa soffrire, che cosa ti ha fatto arrabbiare, puoi dire tutto quello che vuoi, ho fiducia in te, mi piaci, io ti piaccio, quanto non ti piaccio, ti ascolto, sei innamorato, cosa ne pensi, mi piace stare con te, ho voglia di parlarti, ho voglia di ascoltarti, quando ti senti più infelice, mi piaci come sei, è bello stare insieme, dimmi se ho sbagliato.

Ci sono accanto a te molte persone adulte che

ancora aspettano le parole che avrebbero voluto sentire da bambini.

Tormentando il manico della borsetta, una donna diceva:
“So che mio marito sa essere tenero e affettuoso.
Con il cane si comporta così!”

Brano tratto dal libro “L’importante è la rosa.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi.

Un momento per… Dio

Un momento per… Dio

Figlio mio, quando ti sei svegliato questa mattina, ti ho osservato e ho sperato che tu mi rivolgessi la parola, anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione o ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri.
Però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare.
Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa per vestirti e sistemarti ed io sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti qualche minuto e dirmi “Ciao.”

Però eri troppo occupato.

Per questo ho acceso il cielo per te, l’ho riempito di colori e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi, però nemmeno di questo ti sei reso conto.
Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno.
Con tutte le cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa.
Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza e ho pensato di farti bagnare un po’ perché l’acqua si portasse via il tuo stress.
Pensavo di farti un piacere perché così tu avresti pensato a me, ma ti sei infuriato e hai offeso il mio nome, io desideravo tanto che tu mi parlassi,

c’era ancora tanto tempo.

Dopo hai acceso il televisore, io ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la tv, hai cenato, però ti sei dimenticato nuovamente di parlare con me, non mi hai rivolto la parola.
Ho notato che eri stanco e ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela, in verità era bellissimo, ma tu non eri interessato a vederlo.
Al momento di dormire credo che fossi distrutto.
Dopo aver dato la buonanotte alla famiglia sei caduto sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato.
Ho accompagnato il tuo sogno con una musica, i miei animali notturni si sono illuminati, ma non importa, perché forse nemmeno ti rendi conto che io sono sempre lì per te.

Ho più pazienza di quanto immagini.

Mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza con gli altri.
Ti amo tanto che aspetto tutti i giorni una preghiera, il paesaggio che faccio è solo per te.
Bene, ti stai svegliando di nuovo e ancora una volta io sono qui e aspetto senza nient’altro che il mio amore per te, sperando che oggi tu possa dedicarmi un po’ di tempo.
Buona giornata.
Tuo Papà! … Dio.

Brano tratto dal libro “Piccole storie per riflettere.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi.

Lettera di un anziano padre al figlio

Lettera di un anziano padre al figlio

Se un giorno mi vedrai vecchio, se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi, abbi pazienza con me:
ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnarti queste cose.
Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere.

Ascoltami.

Quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.
Quando non voglio lavarmi, non biasimarmi e non farmi vergognare.
Ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.
Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico.
Ho speso molta pazienza per insegnarti l’ABC e le prime addizioni.
Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso, dammi il tempo necessario per ricordare, e se non ci riesco non ti innervosire:

la cosa più importante non è quello che dico, ma il mio bisogno di essere lì con te ed averti davanti a me mentre mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso.
Vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.
Quando dico che vorrei essere morto, non arrabbiarti.
Un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo.

Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te e che ho tentato di spianarti la strada.
Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa, allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.
Aiutami a camminare, aiutami ad arrivare alla fine dei miei giorni con amore, affetto e pazienza.
In cambio io ti darò sorrisi e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.
Ti amo, figlio mio.

Brano senza Autore, tratto dal Web

Una lettera d’amore – La porta

La porta

C’è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio.
Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena, con la destra bussa ad una porta pesante e robusta.
Quando il quadro fu presentato per la prima volta ad una mostra, un visitatore fece notare al pittore un particolare curioso:

“Nel suo quadro c’è un errore.

La porta è senza maniglia!”
“Non è un errore!” rispose il pittore, “Quella è la porta del cuore umano.
Si apre solo dall’interno.”

Brano tratto dal libro “C’è qualcuno lassù.” di Bruno Ferrero
Una lettera d’amore

Per il suo compleanno, una principessa ricevette dal fidanzato un pesante pacchetto dall’insolita forma tondeggiante.
Impaziente per la curiosità, lo apri e trovò… una palla di cannone.
Delusa e furiosa, scagliò a terra il nero proiettile di bronzo.
Cadendo, l’involucro esteriore della palla si aprì apparve una palla più piccola d’argento.

La principessa la raccolse subito.

Rigirandola fra le mani, fece una leggera pressione sulla sua superficie.
La sfera d’argento si aprì a sua volta e apparve un astuccio d’oro.
Questa volta la principessa aprì l’astuccio con estrema facilità.
All’interno, su una morbida coltre di velluto nero, spiccava un magnifico anello, tempestato di splendidi brillanti che facevano corona a due semplici parole:
“Ti amo.”

Brano tratto dal libro “Quaranta (40) storie nel deserto.” di Bruno Ferrero

Il Trafiletto di Giornale (I dolci ricordi ed una delusione)

Il Trafiletto di Giornale
(I dolci ricordi ed una delusione)

Qualche tempo fa, mentre stavo sfogliando le pagine di un quotidiano, la mia curiosità fu attirata dal titolo di un trafiletto del giornale stesso, la cui intestazione era:
“I DOLCI RICORDI E UNA DELUSIONE.”
Sorpreso da questo strano titolo, cominciai a leggerlo, e quando lo conclusi, mi fece pensare tanto, e tutt’ora quando mi ritorna in mente questo articolo, inizio sempre a riflettere.
Era talmente coinvolgente, che qualche giorno dopo lo andai perfino a ricercare sulle pagine internet di quel quotidiano,

e dopo pochi minuti, finalmente lo trovai e iniziai a rileggerlo:

“In un caldo pomeriggio di qualche anno fa, due miei amici che in quel periodo non vedevo da diversi mesi, mi invitarono a prendere parte ad un evento che avevano organizzato insieme ad altre persone; colsi al volo l’occasione e andai con loro, così li avrei finalmente rivisti.
Oltre ad esserci raccontati le nostre avventure recenti all’inizio della giornata, durante questo avvenimento riuscii a conoscere diversi partecipanti, tra cui una ragazza che prima di quel momento non avevo mai notato, molto graziosa e solare con due occhi bellissimi che lasciavano senza fiato, con la quale ci presentammo, dopodiché ognuno ritornò dal proprio gruppo.
L’evento finì e la giornata si concluse con una cena tra coloro che erano intervenuti.
Avevo quasi dimenticato di aver conosciuto quella ragazza, finché non capitò che nei giorni seguenti mi trovai più volte a parlare con lei, dato che usciva con un gruppo di miei conoscenti.
Tra i suoi amici c’era anche una ragazza, la sua migliore amica,

che era entusiasta di vederci insieme ogni qual volta ci incontravamo e parlavamo.

A queste brevi chiacchierate, seguirono sguardi coinvolgenti, finché ad un certo punto ci scambiammo i numeri di telefono. Iniziammo a inviarci messaggi, e parlammo un po’ di tutto…
Anche se nei momenti in cui ci incontravamo dal vivo sembrava fosse infatuata, al punto che anche qualcuna delle persone che usciva con me se ne era resa conto, scambiandoci messaggi risultò abbastanza fredda, ma sempre e comunque cordiale; inizialmente per me era solo una nuova amicizia, dato che tra i tanti argomenti, mi aveva anche detto che qualche mese prima aveva chiuso una relazione per lei importante e stava cercando di riprendersi.
Continuammo a sentirci molto frequentemente per più di un mese e i modi di fare di questa ragazza mi intrigarono sempre di più, non so come mai (infatti come accadeva molto spesso, in due giorni consecutivi, il primo giorno avevamo una corrispondenza tecnologica molto fitta, mentre il giorno dopo scompariva per poi ricomparire quello successivo, sempre con infinita cordialità e dolcezza).

Finché un giorno mi spinsi a chiederle se entrambi avessimo lo stesso interesse, l’uno verso l’altro…

La risposta non fu quella che mi sarei aspettato, ma comunque continuammo a sentirci,
probabilmente perché avevamo lasciato un segno l’uno nell’altro, anche se in maniera un po’ sporadica rispetto a prima.
Passarono i giorni, i mesi, e piano piano finimmo per sentirci sempre di meno, finché in seguito ad una “lite futile”, scaturita da alcuni messaggi che ci eravamo inviati sul cellulare, non ci sentimmo più per diversi anni…

Qualche mese dopo questa discussione,

venni a sapere che da quando avevamo iniziato ad approfondire il nostro rapporto, non diede più confidenza ad un ragazzo con cui si stava conoscendo in quel momento, nonostante con me non fosse scoccato nulla; stranamente infatti, mi capitò di uscire con questo ragazzo e mi parlò di lei, senza che io gli avessi chiesto o accennato alcunché della mia storia (anche se lei non hai mai saputo che io venni a conoscenza di questa storia)…
Da quei giorni sono trascorsi più di tre lustri e io ebbi per diverso tempo un forte rimorso, pensai tante volte che era stato un peccato averla incontrata in un periodo della sua vita in cui non tutto girava per lei, forse in un qualunque altro momento sarebbe stato tutto diverso, se solo avesse reagito un po’ di più quando ci stavamo conoscendo.
Avrei voluto e dovuto conquistarla, sarei dovuto rimanere in contatto con lei anche solo come amici, le avrei dovuto dire tutto ciò che pensavo, anche solo una semplice frase, tipo quella che ora mi sta venendo in mente: “sei estremamente meravigliosa piccolina”. Ma…

Oggi ho pensato di raccontare questa storia ai miei tre bambini,

dato che stiamo trascorrendo qualche giorno di ferie nel mio paese e tutta questa avventura mi è ritornata in mente, ma ripensandoci ho preferito scriverla non appena siamo rientrati in città e ho deciso di farla pubblicare su un giornale; ora che ho terminato vado a farla ascoltare a loro, in modo che non solo io ricordi la ragazza che mi guadava con gli occhi sgranati, che non era riuscita a dirmi “ti amo”, ma in quel momento non lo poteva fare…
Che oggi è la loro mamma, e con queste poche parole colgo l’occasione per farle gli auguri per il nostro DECIMO ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO, per ricordarle come e quando ci siamo conosciuti nel nostro piccolo paesino d’origine.

Piccolina, un grande bacio da tuo marito.”

Ogni qualvolta riprendo questo racconto penso a quanto le casualità incidano nella nostra vita, conoscere una persona in un momento non propizio, può scombussolare la vita di chiunque.
Anche se, tocca solo a noi saper scrivere e riempire le pagine vuote della nostra vita, sapendo rischiare, mettendosi in gioco, accettando sia i momenti positivi che quelli negativi.
Inoltre, aver letto questa storia in un determinato periodo, mi ha aiutato a trovare gli stimoli giusti quando stavo attraversando un brutto momento con la mia attuale fidanzata e la stavo per perdere, e per continuare ad averla affianco, in quel momento ho rischiato molto riuscendo fortunatamente a farle capire che rappresentava tutto per me e che insieme saremmo riusciti a superare qualunque difficoltà.
Per ora ci stiamo riuscendo, cercando insieme di rendere ogni cosa possibile e realizzabile.

Brano di Michele Bruno Salerno
© Ogni diritto sul presente lavoro è riservato all’autore, ai sensi della normativa vigente.

Non lasciate che il giudizio degli altri possa condizionare il vostro modo di essere!


Non lasciate che il giudizio degli altri possa condizionare il vostro modo di essere!

Un ragazzo di 16 anni partì all’estero per fare una vacanza studio.
Quando tornò, sua madre lo stava aspettando all’aeroporto e quando lo vide, lo abbracciò forte forte perché gli era mancato.

Per questo il ragazzo si arrabbiò dicendo che non era più un bambino e che lo faceva vergognare di fronte agli amici.

Dicendo queste parole aveva lasciato una ferita nel cuore della madre che pensò che suo figlio non teneva più a lei.
Dopo sei anni il ragazzo si organizzò per partire di nuovo all’estero, ed anche se aveva 21 anni, la madre lo accompagnò per salutarlo, ma questa volta non lo abbracciò più ma si girò e con le lacrime agli occhi gli disse:

“Addio figliolo, abbi cura di te!”

Quando il ragazzo tornò, sua madre stranamente non lo stava aspettando più.
Una volta arrivato a casa il ragazzo trovò una mazzo di fiori con vicino una lettera da sua madre…
La curiosità lo spinse a leggere la lettera, e dopo aver finito di leggerla cadde in ginocchio piangendo.

Dentro alla lettera c’era scritto:

“Figlio mio, sei anni fa quando eri tornato a casa avevo lacrime di felicità agli occhi e ti ho abbracciato forte, mentre ora che stai leggendo queste parole, io sono già in un cimitero perché sarò morta di cancro…
Quando te ne sei andato l’ultima volta non ti ho abbracciato ma mi sono girata per non farti vergognare davanti agli altri, però ho pianto moltissimo perché sapevo che era l’ultima volta che ti vedevo…
Ti amo e ti amerò sempre… con amore MAMMA.”

Brano senza Autore, tratto dal Web

Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto… è speciale.


Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto… è speciale.

Il mio amico aprì il cassetto del comodino di sua moglie e ne estrasse un pacchetto, avvolto in carta di riso:
“Questo,” disse, “non è un semplice pacchetto, è biancheria intima!”
Gettò la carta che lo avvolgeva e osservò la seta squisita ed il merletto.
“Lo comprò la prima volta che andammo a New York, 8 o 9 anni fa.
Non lo usò mai.
Lo conservava per un’occasione speciale.
Bene, credo che questa sia l’occasione giusta.”
Si avvicinò al letto e collocò il capo vicino alle altre cose che avrebbe portato alle pompe funebri.
Sua moglie era appena morta.

Girandosi verso di me disse:

“Non conservare niente per un’occasione speciale, ogni giorno che vivi è un’occasione speciale!”
Sto ancora pensando a queste parole che hanno cambiato la mia vita.
Adesso leggo di più e pulisco di meno.
Mi siedo in terrazzo e ammiro il paesaggio senza fare caso alle erbacce del giardino.
Passo più tempo con la mia famiglia e con gli amici e meno tempo lavorando.
Ho capito che la vita deve essere un insieme di esperienze godere, non per sopravvivere.
Ormai non conservo più nulla, uso i miei bicchieri di cristallo tutti i giorni.

Metto la giacca nuova per andare al supermercato, se decido così e ne ho voglia.

Ormai non conservo il mio miglior profumo per le feste speciali, lo uso ogni volta che voglio farlo.
Le frasi “un giorno…” e “uno di questi giorni…” stanno scomparendo dal mio vocabolario.
Se vale la pena vederlo, ascoltarlo o farlo adesso.
Non sono sicuro di cosa avrebbe fatto la moglie del mio amico, se avesse saputo che non sarebbe stata qui per il domani che tutti prendiamo tanto alla leggera.
Credo che avrebbe chiamato i suoi familiari e i suoi amici intimi.
Magari avrebbe chiamato alcuni vecchi amici per scusarsi e fare la pace per una possibile lite passata.

Mi piace pensare che sarebbe andata a mangiare cibo cinese, il suo preferito.

Sono queste piccole cose non fatte che mi infastidirebbero, se sapessi che le mie ore sono contate.
Infastidito perché smisi di vedere buoni amici con i quali mi sarei messo in contatto “un giorno!”
Infastidito perché non scrissi certe lettere che avevo intenzione di scrivere “uno di questi giorni…”
Triste ed infastidito perché non dissi ai miei fratelli e ai miei figli, con sufficiente frequenza, quanto li amo.
Adesso cerco di non ritardare, trattenere o conservare niente che aggiungerebbe risate e allegria alle nostre vite.
E ogni giorno dico a me stesso che questo è un giorno speciale.
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto… è SPECIALE.

Brano senza Autore, tratto dal Web