Dio, la principessa ed il rabbi

Dio, la principessa ed il rabbi

Una volta una principessa chiese al rabbi Jossi ben Chalafta:
“Che cosa fa Dio, tutto il giorno?”

Il buon rabbi rispose:

“Mette insieme le coppie.
Decide chi dove sposare chi.
Questo uomo a quella donna, questa donna a quell’uomo, e così via!”
“Non è granché!” ribatté la principessa, “Questo lo posso fare anch’io.
Posso mettere insieme migliaia di coppie in un solo giorno.”
Rabbi Jossi rimase in silenzio.
Che fece la principessa?
Andò nei suoi palazzi, prese mille schiavi e mille schiave e li sposò tra loro.

Disse:

“Questo deve sposare quella, quella deve essere sposata a questo!”
Durante la notte quasi tutte le coppie litigarono e si picchiarono a sangue.
Al mattino andarono dalla principessa.
Uno aveva la testa rotta, l’altra un occhio pesto, un altro il naso ammaccato…
La principessa mandò a chiamare il rabbi Jossi, gli raccontò tutta la storia e concluse:

“Avevi ragione.

Mi accorgo che solo Dio può mettere insieme uomini e donne.”
Allora si udì una voce dal Cielo:
“Anche per me la cosa non è facile.”

Brano senza Autore

Pregare è la cosa più semplice del mondo

Pregare è la cosa più semplice del mondo

Tutte le volte che mi capita di guardarmi le mani mi viene voglia di pregare.
È una cosa che ho ereditato dalla suora dell’asilo, che è pur sempre il posto dove si imparano le cose essenziali per la vita.

Suor Luigia ci diceva:

“Pregare è la cosa più semplice del mondo.
Basta guardarsi le dita della mano.
Il pollice, che è il dito più vicino, ci ricorda di pregare per le persone che ci sono più care e più vicine.

L’indice serve a mostrare.

Rappresenta tutti coloro che ci fanno da maestri e che hanno delle responsabilità nei nostri confronti.
Il medio è il più alto, perciò simboleggia le persone importanti e i leader in ogni settore della vita.
L’anulare è il più debole e rappresenta quindi i malati o coloro che si trovano in difficoltà.
Il mignolo è il più piccolo e sta per quelli che sono piccoli e poco considerati.”

Se mi vedete assorto con le mani in mano,

allora, sappiate che sto pregando.
Fa pregare il tuo corpo e il tuo corpo farà pregare.

Brano tratto dal libro “Ci sarà sempre un altro giorno. Piccole storie per l’anima.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi.

Il manager e Dio

Il manager e Dio

Era un manager di successo.
Orologio, telefono satellitare e computer scandivano la sua giornata.
Ogni secondo era importantissimo per lui.
Un giorno, aveva un appuntamento nella sede prestigiosa di uno studio legale.
Purtroppo il lussuoso edificio si trovava in pieno centro e il manager sempre più affannato si accorse con sgomento che non aveva tenuto conto del traffico.
E della corrispondente difficoltà di trovare un posto per parcheggiare l’auto.
Arrivato sul posto, fece un primo giro di ricognizione.

Niente.

Ogni centimetro quadrato era occupato da una vettura.
Provò a compiere un percorso più ampio.
Niente nel modo più assoluto.
Allora, preso dalla preoccupazione, cominciò a pregare:
“Signore, ti supplico, aiutami, ho bisogno di te, adesso.
Fammi trovare un posto per parcheggiare.
Se esaudisci la mia preghiera ti prometto che andrò a Messa tutte le domeniche!”
E fece un altro giro.

Niente.

Riprese a pregare con più intensità:
“Signore, non posso arrivare in ritardo a questo appuntamento.
Se mi liberi un posto per l’auto, mi confesserò anche tutte le settimane e non salterò mai le preghiere della sera!”
Sempre pregando, guidava lentamente, scrutando ogni possibile movimento nelle vie:
“Signore, ti prego, ne va della mia vita, se mi fai trovare un posto per l’auto, leggerò il Vangelo tutti i giorni e magari mi metterò in lista per fare catechismo!”
In quel momento, tre metri davanti a lui, un’auto se ne andò e si liberò un posto.

Con un sospiro di sollievo, il bravo manager disse:

“Signore, non ti disturbare.
Ho appena trovato un posto!”

Brano senza Autore

Parlare con Dio

Parlare con Dio

Un uomo che cercava la saggezza decise di salire su una montagna dove ogni due anni appariva Dio.
Il primo anno, si nutrì di tutto ciò che la terra gli offriva.
Poi non ci fu più niente da mangiare e dovette ritornare in città.

“Dio è ingiusto!” esclamò,

“Non si è accorto che sono rimasto qui tutto questo tempo per sentire la sua voce.
Ma adesso ho fame e me ne vado senza averlo sentito!”
In quel momento apparve un angelo:
“A Dio piacerebbe moltissimo parlare con te.

Per tutto l’anno ti ha nutrito.

Sperava che tu provvedessi alle tue necessità nell’ anno seguente.
Ma in tutto questo tempo che cosa hai piantato?
Se un uomo non è capace di far crescere frutti là dove vive, non è pronto a parlare con Dio.”

Brano senza Autore

Dimitri e Gesù

Dimitri e Gesù

C’era una volta un santo buono buono, che si chiamava Dimitri.
Un giorno, mentre pregava, Gesù gli disse:
“Mio caro Dimitri, oggi voglio incontrarmi con te.
Troviamoci al piccolo santuario della Santissima Trinità, sulla via per Kiev, a mezzogiorno.” Figuratevi la gioia del buon Dimitri!
Non si prese neanche il mantello e partì di corsa.
Camminava in fretta, con il cuore che batteva forte, perché aveva un appuntamento con Dio.
La strada che portava al santuario era sconnessa e tormentata e non gli era mai sembrata così lunga.
Improvvisamente, dove c’era un po’ di discesa, si imbatté in un povero carrettiere che si affannava inutilmente a riportare sulla strada il suo carro che si era semi rovesciato nel torrentello che fiancheggiava la strada.
Da solo, il pover’uomo non ci sarebbe certamente riuscito.

Dimitri non sapeva proprio che cosa fare:

“Devo fermarmi ad aiutare questo pover’uomo in difficoltà o far finta di niente e proseguire velocemente per arrivare al mio unico e imperdibile appuntamento?
Dopotutto carrettieri in difficoltà ne incontrerò ancora.
Ma mancare all’appuntamento con Dio sarebbe gravissimo.
Non mi capiterà mai più nella vita!”
Era veramente dibattuto fra una cosa e l’altra.
Fu il suo cuore a decidere.
Dimitri si fermò e si affiancò al carrettiere, appoggiò anche lui le spalle al carro, che era finito di traverso nel fosso, e unì i suoi sforzi a quelli dell’uomo che lo ringraziò con gli occhi.
Sbuffando e sudando, i due riuscirono a riportare sulla strada le ruote del carro.

Dimitri non sentì neppure i ringraziamenti del carrettiere.

Appena il carro fu sulla strada ripartì di corsa verso il suo appuntamento, verso il suo incontro con Dio.
Ma quando, stanco e ansimante, arrivò nel posto convenuto per l’incontro, Dio non c’era.
Forse stanco di aspettare se n’era andato.
Con il cuore spezzato per la delusione, Dimitri si accasciò piangendo sul ciglio della strada.
Dopo un po’ passò di là il carrettiere che, vedendolo così abbattuto, si fermò, si sedette sull’erba accanto a lui, lo guardò con occhi pieni di dolce comprensione, trasse dalla bisaccia una pagnotta, la divise in due e gliene porse metà, mormorando:
“Dimitri…”
Con l’animo in subbuglio, davanti a quel pane spezzato.
Dimitri capì.

Abbracciò quell’uomo piangendo di felicità:

“Gesù mio, eri tu!
Eri tu, il carrettiere!
Mi eri venuto incontro…”

Brano tratto dalla rivista “Dossier Catechista.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi. Marzo 2013.

Il professore, Dio e l’arancia

Il professore, Dio e l’arancia

Un noto professore ateo terminò la sua dotta conferenza, in cui aveva attaccato Gesù in tutti i modi, con il classico:
“Qualche domanda?”
Un “ex noto ubriacone” che si era convertito da poco, si alzò, e cominciò, lentamente, a sbucciare un’arancia…

“Allora?” domandò il professore.

Quello continuò imperturbabile e cominciò a mangiare uno spicchio dopo l’altro!
Infine, chiese al professore:
“Era dolce o asprigna?”
“Come faccio, a saperlo?
Non l’ho, mica, assaggiata!” replicò il professore.

“Così, con Gesù…

Come fai a parlarne in questo modo se non lo hai mai incontrato?
È il principio più importante dell’educazione:
nessuno guida un altro, dove non è mai stato…” concluse l’ex ubriacone.

Brano senza Autore

È tempo, vieni!

È tempo, vieni!

Un’anziana signora stava stirando!
Arrivò l’Angelo della morte e le disse:
“È tempo, vieni!”

La donna rispose:

“Va bene, ma lasciami finire di stirare tutta la biancheria!
Chi lo fa altrimenti?
E poi devo cucinare; mia figlia lavora fino a tardi:
ha bisogno di qualcosa da mangiare quando torna a casa sfinita…
Lo capisci questo?”
L’Angelo se ne andò…
Dopo un po’ di tempo, tornò!
Chiese alla donna se fosse pronta a lasciare la casa…
“È tempo, vieni!” le disse.

La donna rispose:

“Questa è la mia ora per il turno alla casa di riposo per anziani!
Là mi aspettano almeno dieci persone dimenticate dalla loro famiglia…
Posso piantarle in asso, così?”
L’Angelo se ne andò!
Dopo un po’ di tempo tornò e disse:
“È l’ora, andiamo!”
La donna rispose:
“Sì, sì!
Hai ragione!
È giusto!
Ma chi va a prendere il mio nipotino alla Scuola Materna se io non ci sono più?”
L’Angelo sospirò:
“D’accordo, aspetterò finché il tuo nipotino potrà andare a Scuola da solo!”
Alcuni anni dopo, la donna era stanca e piena di acciacchi e, seduta sulla sua poltrona, pensava:
“Adesso potrebbe arrivare l’Angelo…
Dopo tutta la fatica, la Casa di Dio deve essere meravigliosa!”
L’Angelo arrivò…

La donna chiese:

“Mi porti, adesso, nelle braccia di Dio?”
L’Angelo rispose:
“Dove credi di essere stata in tutto questo tempo?”

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San Pietro, il predicatore ed il tassista

San Pietro, il predicatore ed il tassista

Un famoso predicatore morì e salì in Paradiso, dove si accorse che un tassista della sua città occupava un posto migliore del suo.
Corse a lamentarsi da San Pietro.

“Non capisco.

Ci dev’essere stato un errore.
Io ho dedicato tutta la mia vita alla predicazione.”

San Pietro rispose:

“Noi premiamo i risultati.
Ricorda, reverendo, l’effetto delle sue prediche?”
Il pastore, a malincuore, fu costretto ad ammettere che qualcuno tra i fedeli ogni tanto si addormentava durante le prediche.

“Proprio così!” disse San Pietro,

“Invece, quando le persone salivano sul taxi di quell’uomo, non solo stavano ben sveglie, ma pregavano.”

Brano tratto dal libro “L’importante è la rosa.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi.

I bambini ed i santi

I bambini ed i santi

Una maestra di una scuola materna aveva portato la sua classe a visitare il Duomo di Milano illustrando le figure dei santi

rappresentati sulle vetrate luminose.

Qualche giorno dopo, in occasione della Festa di Tutti i Santi, il parroco domandò ai bambini:
“Chi sono i santi?”

Prontamente un bambino rispose:

“Sono quelli che fanno passare la luce!”

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Il furto (La lezione di un padre al figlio)


Il furto
(La lezione di un padre al figlio)

C’era una volta un ragazzo che aveva rubato.
La cosa si era risaputa e il ragazzo temeva la reazione del padre, uomo onesto e stimato da tutti.

Quella sera in casa l’aria era pesante.

Dopo la cena rimasero soltanto padre e figlio.
Il ragazzo aveva paura e aspettava.
Il padre non aveva parlato per tutta la sera.

Improvvisamente il padre si alzò e andò presso il camino.

Impugnò decisamente uno dei ferri che servivano per attizzare il fuoco.
Il ferro era acuminato e rovente.
Senza dire una parola si diresse verso il tavolo.
Spaventato, il ragazzo lo guardava con gli occhi dilatati.

Il padre arrivò davanti al figlio,

posò la propria mano sinistra sul tavolo e poi la trapassò con il ferro.
Senza dire una parola.
Per tutta la vita, quel ragazzo non rubò mai più.

Brano senza Autore