Er bijetto da cento lire

Er bijetto da cento lire

Un Bijetto da Cento diceva:
“È più d’un mese
che giro ‘sto paese,

sempre in funzione, sempre in movimento!

Comincianno da un vecchio, che una notte
me diede a ‘na coccotte,
so’ capitato in mano a un farmacista,
a un avvocato, a un giudice, a un fornaro, a un prete e a un socialista.

Capisco ch’è ‘na gran soddisfazione d’annà in saccoccia a tutti:

ommini e donne, onesti e farabbutti; ma d’artronne trovo curioso che l’istesso fojo,
che j’ha servito a fa’ ‘na bona azzione, poi serva a fa’ un imbrojo!
Mó, da quattr’ora, sto ner portafojo d’una signora onesta:

ma indove finirò doppo de questa?

Chi lo sa? chi lo sa? Chi me possiede me conserva, me stima,
me tiè da conto assai, ma nun me chiede quer che facevo co’ chi stavo prima.
E questo è naturale, capirai:
quanno se tratta de pijà quatrini la provenienza nun se guarda mai!

Brano di Trilussa
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