Il bambino e l’aquilone

Il bambino e l’aquilone

Una tersa e ventilata mattina di settembre, un bambino, aiutato dal nonno, fece innalzare nel cielo un magnifico aquilone.
Portato dal vento, l’aquilone saliva e saliva sempre più in alto finché divenne solo più un puntolino.

Il filo si srotolava e seguiva l’aquilone verso l’alto,

ma il nonno aveva legato saldamente una estremità del filo al polso del bambino.
Lassù, nell’azzurro, l’aquilone dondolava tranquillo e sicuro, seguendo le correnti.
Due grassi piccioni chiacchieroni, che volavano pigramente, si affiancarono all’aquilone e cominciarono a fare commenti sui suoi colori.
“Sei vestito proprio in ghingheri, amico.” disse uno.

“Dai, vieni con noi.

Facciamo una gara di resistenza.” disse l’altro.
“Non posso.” disse l’aquilone.
“Perché?” chiesero i due piccioni.
“Sono legato al mio padroncino, laggiù sulla terra!” rispose l’aquilone
I due piccioni guardarono in giù.

“Io non vedo nessuno.” disse uno.

“Neppure io lo vedo,” rispose l’aquilone, “ma sono sicuro che c’è perché ogni tanto sento uno strattone al filo!”

Sii felice se ogni tanto Dio dà uno strattone al tuo filo.
Non lo vedi, ma è legato a te.
E non ti lascerà perdere.

Brano tratto dal libro “Ma noi abbiamo le ali.” di Bruno Ferrero. Edizione ElleDiCi.
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